Essere artisti

Pubblicato il 7 marzo 2024 alle ore 22:13

   Di Luigi Falco 

l'attività artistica è stata da sempre oggetto di pregiudizio sociale, nonché di scelte difficili da parte di chi, ritenendo di avere talento, ha potuto immaginare di investire le proprie risorse umane, alla ricerca di spazi formativi ed opportunità concrete di lavoro. Uno dei casi più noti, in cui è possibile trovare un riscontro con quanto appena accennato , vede protagonista il giovane Michelangelo Buonarroti. I Buonarroti di Firenze facevano parte del patriziato fiorentino. Nessuno in famiglia aveva fino ad allora intrapreso la carriera artistica, ne l'arte "meccanica" (cioè un mestiere che richiedeva sforzo fisico) poco consona al loro status, ricoprendo piuttosto incarichi nei pubblici uffici: due secoli prima un antenato, Simone di Buonarrota, era nel Consiglio dei Cento Savi, e aveva ricoperto le maggiori cariche pubbliche. Possedevano uno scudo d'arme e patronavano una cappella nella basilica di Santa Croce. Quando il giovane comunicó a suo padre l'intenzione di essere disposto a svolgere l' attività di artista, ricevette da parte del suo genitore un categorico rifiuto. La motivazione era legata al fatto che quel tipo di carriera era considerato mansione troppo artigianale, per il costume dell'epoca era una ratifica di retrocessione sociale per la sua famiglia. Le resistenze del ragazzo, costrinsero il padre ad affidarlo ad uno dei migliori maestri del tempo, quale era il Ghirlandaio. Là, Michelangelo, con il suo talento, alla scuola di un vero maestro, diventerà in seguito un vero artista. Essere artista o fare l'artista? Esiste tra le due accezioni una grande differenza. Nel primo caso significherebbe avere la consapevolezza di possedere una sensibilità molto spiccata, che ha la necessità di essere canalizzata attraverso uno strumento espressivo. Ciò vuole significare ancora : avere idee e messaggi da trasmettere. Nel secondo caso è intesa l'attitudine ad occuparsi principalmente dei processi produttivi funzionali ad un'attività con finalità prevalentemente commerciali, per questo poco interessata ai temi spirituali dell' essere. Esiste ancora un'altro problema, legato al campo della formazione, perché la società contemporanea ha assunto una visione culturale molto diversa da quella che esisteva a Firenze nel 1339, quando la Corporazione di S. Luca e la nascita successiva delle Accademie, prevedevano una preparazione molto più pragmatica da parte degli studenti, i quali imparavano dai loro maestri, ciò che il mercato del lavoro del tempo richiedeva da parte di essi . Quindi la visione culturale mirava ad offrire un servizio sociale al mondo del lavoro, che richiedeva professionalità e competenze. Oggi, le scuole, promuovono l'individualismo, mettendo da parte regole, esperienze, affacciandosi in campi culturali più astratti a discapito di una vera preparazione che affranca ed abilita alla professione, riducendo l'esperienza formativa al conseguimento di un titolo di carta, utilizzato, in alcuni casi, come ripiego per lo svolgimento di un'attività di insegnamento scolastico. Francesco Bonami, critico d'arte e curatore di importanti mostre a carattere internazionale, ha scritto un libro : " Mamma voglio fare l'artista". Un testo che affronta le questioni qui sollevate, utile non solo a chi pensa di prepararsi ad una futura attività artistica, ma anche a coloro i quali si trovano a metà strada o hanno ultimato il loro percorso di studio, per valutare opportunità e rischi che tuttavia sono inevitabili per chi vuole avventurarsi lungo una strada, non certo facile da percorrere. Ia scrittura del testo è scorrevole, accompagnata da molto umorismo, per questo anche divertente. Un consiglio per chi si accinge ad intraprendere una professione importante con aspettative di carriera e di successo . Buona fortuna!


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