Di Luigi Falco
Sono trascorsi circa sei mesi dal primo evento celebratosi a Napoli presso la storica Università, che ha anticipato i festeggiamenti del suo Ateneo nell' ottavo centenario dalla sua fondazione voluta dal Re Federico II.
Infatti con una generalis lictera dell'imperatore Svevo, il 5 di giugno 1224 fu istituita nella Città partenopea la prima Università del Regno. Ho avuto, così, il piacere di prendere parte ad un incontro privato, ma molto partecipato, all'interno di uno dei grandi saloni presenti al primo piano dell'istituto federiciano, accolti dall'attuale Rettore Prof. Matteo Lorito. Dal suo intervento è stato possibile ottenere un profilo storico più rispondente a Colui che aveva pensato di incidere politicamente nel suo regno avvalendosi della politica culturale. Le motivazioni erano ispirate soprattutto ad ottenere un'ottima formazione della classe dirigente delle sue cancellerie ed impedire con ogni mezzo la fuga di " intelligenze" fuori dai confini del suo regno che vedevano Bologna centro universitario di elezione per la formazione degli studi giuridici. Napoli e Palermo erano per lui come due grandi occhi, con una visione complementare, rispetto al loro valore storico che includeva, però, un progetto politico unitario. Federico, al di là del suo ruolo istituzionale, aveva una personalità molto strutturata e gli ambienti di corte, le persone che avevano contribuito alla sua formazione, avevano contribuito a suscitatare in lui molteplici interessi culturali, che influirino in parte sulla sua attività politica. Federico II nacque a Jesi nel 1194 e morì a Torremaggiore nel 1250. Rimase orfano molto presto del padre Enrico VI, figlio di Federico Barbarossa e della madre Costanza di Altavilla. Quest'ultima prima che morisse decise di affidare il piccolo Federico alla tutela del Papa Innocenzo III. Cosi, in un contesto ecclesiastico, dove i valori della fede si coniugavano con quelli culturali e del potere, crebbe il futuro re delle due Sicilie. Federico fu uomo di cultura, convinto protettore di artisti e studiosi. La sua corte siciliana divenne luogo di scambio tra varie culture tra cui quella greca, latina, germanica, araba ed ebraica da consentirgli l'apprendimento di ciascuna di queste lingue. Da un punto di vista politico il suo regno fu caratterizzato da un rinnovamento legislativo e morale tanto da introdurre il riconoscimento di diritti che nei passati governi venivano negati ai suoi sudditi. I rapporti con il papato non furono molto distesi, perché egli era convinto che doveva esserci una chiara distinzione tra potere temporale e quello ecclesiastico. Presso la sua corte, la poesia, la letteratura e la lingua giunsero a livelli ragguardevoli, tanto che furono molto apprezzati da Dante e dai suoi contemporanei. Nonostante egli non vedesse di buon occhio le ingerenze della Chiesa, all'interno dell'attività politica svolta all'interno del suo regno, mostrò di essere uomo generoso elargendo grandi possedimenti e benefici ad istituzioni Abbaziali che dipendevano strettamente dal potere della chiesa di Roma. All'inizio di questo anno, mi sono recato in visita presso la Biblioteca della nota Abbazia di Montevergine. In occasione del nono centenario dalla sua fondazione è stata allestita, presso il chiostro adiacente, un'importante mostra di antichi testi e pergamene, in cui è possibile ricostruire : il patrimonio fondiario e sociale cresciuto con il tempo, con lasciti e privilegi concessi ad uno dei centri monastici più noti dell'Italia meridionale. Infine , sono rimasto sorpreso nel vedere i documenti autografi di Federico II e quelli di suo padre Enrico VI scritti su ingiallite pergamene, con un italiano antico ed ancora condizionato da influssi preesistenti della lingua latina, che attestavano lo stretto rapporto di stima che esisteva con la Casa reale e la Comunità monastica presente all'interno di uno dei suoi vasti territori.
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