Di Luigi Falco
L'attività creativa è stata da sempre considerata dall'uomo con una molteplicità di significati, molto spesso, caratterizzati dalla visione culturale e sociale impressa nel tempo. Nell'antichità, un artista era considerato poco più che un eccellente artigiano. Questo pregiudizio è durato sino al rinascimento, attenuatosi poi, là dove gli artisti entrati nel mondo del potere politico, iniziavano a rendersi interpreti della visione di grandezza che ciascuno dei loro nobili committenti chiedeva venisse visibilmente realizzata. Nasce per questo un problema interpretativo, che da una parte riguarda l'arte intesa nella sua accezione culturale propria, dall'altra il ruolo di chi, molto spesso, deve trasformarsi in un canale di trasmissione di valori che associano visione estetica con quella applicativa. Infatti, l'arte, quale fenomeno espressivo è innanzi tutto linguaggio, esprime per questo una funzione propria dell'uomo, di essere considerato : un soggetto in grado di comunicare. Ma c è ancora un quesito al quale molto spesso è difficile offrire una risposta : artisti si nasce o si diventa? Chi è implicato nella questione potrà dare la propria risposta. Tuttavia ci sono dei segnali rivelatori che anticipano : propensioni, attitudini, capacità interpretative del mondo interiore o di quello naturale che dall'infanzia alla maturità si determinano con il processo della crescita e dell'esperienza didattica vissuta nella scuola. In questi mesi ho potuto visitare a Napoli una bella mostra di una scuola d'arte Slovacca, là dove l'insegnamento dell'arte viene impartito dalle scuole primarie a quelle secondarie ed i risultati sono sorprendenti. Da canale espressivo, l'arte può trasformarsi in un'esperienza formativa, finalizzata al mondo del lavoro così come avveniva nelle epoche passate. Esiste, però, una crisi culturale che investe sia il campo istituzionale che quello lavorativo. Infatti, le scuole che avevano la prerogativa di assicurare una formazione artistica professionale, abilitavano i propri studenti al lavoro per cui essi aspiravano. Sono nate così generazioni di pittori, scultori, architetti, decoratori che hanno dato grandi contributi sia nel campo dell'edilizia privata che pubblica. La mancanza di domanda del mercato del lavoro, una didattica che si concentra molto più su aspetti culturali molto teorici, ha abbassato il livello di preparazione pratico e aumentato tra i giovani il sogno diffuso di raggiungere presto : fama, successo e denaro. Essere artisti, non è come frequentare una scuola guida, per conseguire il titolo da conducente o frequentare un seminario per diventare preti. La cultura artistica deve servire soltanto come strumento per il proprio cammino, lungo questo corso, a volte lungo, accidentato ci si può considerare semplicemente degli aspiranti, scalatori audaci, che guardano in alto le grandi vette che raggiungeranno. Evitando le selve oscure delle gallerie, dei mercanti, dei critici senza scrupolo, dei concorsi a premi, unendo un lavoro paziente, dignitoso, fatto di ricerca appassionata, senza eccedere nel protagonismo, si possono ottenere molti più risultati che incoraggiano, lasciando l'anima artistica emergere e al mondo captare la propria luce e vibrazioni più profonde.
Aggiungi commento
Commenti