Luigi Falco
Il valore è un indice positivo di riferimento, rispetto al quale tutto può essere associato, secondo la visione culturale che la società è in grado di individuare e riconoscere. Esiste per questo una diversificazione di valori, che possono cogliersi nella sfera morale, spirituale e materiale. Le qualità dell'uomo, l'ambiente naturale in cui egli vive, le testimonianze del suo passato, la sua produzione artistica letteraria, la sua realtà produttiva, sono suscettibili di attribuzioni proprie, spesso rappresentate da un mezzo di scambio che è il denaro. Riporto qui un'esperienza che ho vissuto molto tempo fa. Un giorno ricevetti una visita, venne da me un imprenditore americano, le sue origini erano persiane, attuale Iran. Il suo nome era Said, figlio di un Pascià trasferitosi all'estero per ragioni di studio e di lavoro. Era accompagnato da una mia amica, anch'essa americana, modella ed attrice. Ricordo quell'incontro, molto cordiale, per me insolito, non solo per l'evidente differenza che c èra tra di noi sul piano sociale e culturale. Si parlava di affari, di strategie di marketing. Ero più che altro incuriosito, la cultura americana è quella mediorientale hanno sempre mostrato una propensione al mondo dell'economia e degli affari. Giunse il momento in cui dovetti introdurmi nel discorso, esprimendo diversi punti di vista su cui ero stato invitato ad offrire il mio piccolo contributo di pensiero. L'ospite seduto difronte a me, mi guardò con stupore, alla fine esclamò le seguenti parole : - se tu vivessi in America, la tua persona sarebbe calcolata intorno ad un valore di 50.000 dollari mensili. Rimasi stupito rispetto alla visione dei miei valori culturali, dove per molto meno è possibile essere riconosciuti per dignità e capacità umane che trascendono il mondo materiale. A tale riconoscibilità è stata da sempre associata anche l'arte, benché la sua natura può essere considerata squisitamente spirituale. In questo caso mi occuperò di Vangoh, divenuto un grande personaggio per la sua biografia e per le opere da lui prodotte più di mille con altrettanti disegni. Egli proveniva da una famiglia protestante. L' attività di Pastore del padre, la sua predicazione, l'educazione rigida ottenuta in famiglia, influirono molto sul giovane. Persona molto sensibile, cercava di vivere in modo radicale i valori cristiani che gli erano stati inculcati, dedicandosi alle classi più povere, per questo emarginate. La famiglia, però, cercò di dissuaderlo dal suo impegno morale, ritenuto eccessivo, di fronte ai suoi progetti ed aspirazioni di vita che, dopo un fortunato esordio, giunsero ad un triste epilogo. Da commesso presso alcuni negozi d'arte, approdò all'arte della pittura. Era molto attratto dalla natura e da ciò che era legato strettamente ad essa. Capí che quell'arte, oltre a rivelarsi un potente mezzo espressivo, richiedeva una preparazione tecnica che egli non era riuscito a conseguire. Leggeva libri, visitava musei, era alla ricerca di pittori già noti nel suo tempo, per ricevere suggerimenti ed attingere da essi il modo di approcciarsi ad una dimensione nuova di lavoro. Condusse una vita solitaria, molto tormentosa, in seguito contraendo problemi di natura neuro - psichiatrici. Lo sostenne molto la figura del fratello Theo, sia da un punto di vista psicologico che economico. A lui indirizzava con frequenza le sue lettere, oggi catalogate nell'ordine di circa 820, pubblicate in un volume edito da Garzanti, che si è meritato persino il titolo di rango classico moderno della letteratura. La sua formazione artistica fu molto condizionata da una rigidità di un insegnamento accademico, che non lasciava posto all'esuberanza del suo estro artistico. Presso la scuola d'arte che egli aveva scelto, ricevette una secca bocciatura ed il corpo docente gli consigliò di frequentare corsi propedeutici di pittura riservati a studenti di dodici anni. Van Gogh, infatti, nella sua epoca era considerato un imbrattatele. Si pensi che un rigattiere di Nuenen, in quello stesso periodo, acquistò da sua madre, una serie di dipinti rimasti nel suo studio, vedendoli a dieci centesimi l'uno e bruciando quelli che non erano commerciabili. Vediamo rispetto a tutto ciò come egli rappresentava i suoi problemi a suo fratello Theo in una lettera inviatagli nel 1885. "... Sono fermamente convinto che il mercato dell'arte, su larga scala sia da molti punti di vista una forma di speculazione, assai simile a quella che si è scatenata intorno al commercio dei bulbi di tulipani".
" Ogni giorno ho bisogno di colori ecc. Devo andare avanti, e se voglio pagare quello che mi serve per oggi, i debiti di ieri dovranno aspettare." Questo scenario durò sino all'età di 37 anni, quando, logorato dal suo male più profondo, morì suicida. La rivalutazione di Van Gogh, come uomo ed artista è avvenuta molto tempo dopo, tanto da diventare un vero e proprio fenomeno. Nella mia esperienza ho potuto constatarlo a Parigi e Roma in occasioni di importanti mostre internamente dedicate alle sue opere, con una lunga fila di visitatori. Quest'anno a Napoli, in modo diverso, le opere del maestro Olandese sono state proposte attraverso una presentazione virtuale, dove immagini statiche, in movimento e suoni interagivano tra di loro, evocando soprattutto le sensazioni presenti nella pittura e nelle tematiche sviluppate dall'artista nel corso della sua breve esistenza. Ma che cosa è successo nel mercato dell'arte, di fronte a delle opere originariamente svalutate? La Casa d'asta Christie's di New York nel 1990 ha battuto un suo dipinto " Il dottor Gachet" ad una cifra pari a 82.500.000 di dollari. Nel 2017 la stessa Casa vendette un'altra opera " Lavoratori nei campi" dello stesso artista ad una cifra di 81.300.000 di dollari. Infine un suo Autoritratto senza barba fu aggiudicato ad una cifra pari a 78.000.000 di dollari.
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