Di Luigi Falco
Vincenzo Gemito,Testa di filosofo. Scultura in bronzo. Collezione : Banco di Napoli
A Napoli, la figura dell'artista Vincenzo Gemito, è conosciuta molto più per la sua produzione artistica che per la sua Biografia. Già da ragazzo notavo in alcuni negozi : sculture in bronzo di piccole dimensioni, proposte come pregevoli complementi di arredo e in alcuni studi di professionisti, le vedevo collocate sulle loro scrivanie o all' interno di ambienti domestici. Solo più tardi, ho potuto scoprire la figura umana e quella di uno degli artisti partorito dalle viscere della città partenopea . Egli nacque a Napoli il 16 Luglio 1852. Una coincidenza fortunata, perché in quella data i napoletani si ritrovano in gran festa presso la Basilica del Carmine, poco distante dal porto, per onorare con fede e folklore una delle principali protettrici della Città. Non fu così per la sua famiglia, condizionata dalle ristrettezze economiche che non poteva fronteggiare la responsabilità che richiedeva la crescita di un bambino da poco nato e decise di lasciarlo presso la ruota degli esposti, nell'antico palazzo dell'Annunziata, poco distante dall'attuale quartiere forcella. Dopo 30 giorni, egli fu affidato in adozione ad una coppia di sposi, con cui visse parte della sua vita. Egli trascorse la sua infanzia e giovinezza tra i vicoli di Napoli, sperimentando disagi e conoscendo personalmente la realtà sociale di quel tempo, non molto diversa dalla sua. Inizialmente svolse umili lavori, dall'aiutante sarto a quello di asfaltista. Se la condizione sociale ed economica penalizzava il futuro di generazioni di coetanei, all'interno di un contesto lavorativo, non sempre sostenuto da politiche sociali, l'arte dispensava a piene mani : doni e talenti, tra coloro che avrebbero dovuti investirli proficuamente con l'assiduo esercizio e lavoro. Forse, egli, doveva rientrare nella lista di questi fortunati destinatari. Lungo le strade che frequentava, tra studi d'arte e botteghe artigiane, Gemito conobbe un' artista del tempo, Emanuele Caggiano, che lo accolse benevolmente nel suo studio, perché aveva notato in quel ragazzo una propensione nell'arte del disegno. In seguito, l'incontro con un altro maestro, Stanislao Lista, fu decisivo, perché offrí al giovane allievo una maggiore struttura tecnica, legata sia al disegno che alla scultura. A tale riguardo, devo confermare per riscontri personali, il valore del maestro Lista, di cui conoscevo da anni un busto in marmo di finissima fattura, che raffigurava il Cardinale D'Avanzo, che attualmente si trova all'interno della Chiesa Collegiata della mia cittadina. Lista proveniva da una formazione nel campo dell' architettura. Inseguito, egli studiò pittura e scultura ricoprendo la carica di professore presso l'Accademia belle arti di Napoli. Il noto artista e didatta, oltre ad avere un'indiscussa preparazione, aveva fama di essere uomo di grande animo, perché offriva lezioni presso oratori, scuole serali per giovani talenti provenienti da classi poco ambienti. All'inizio di quest'anno, ho potuto visitare la Pinacoteca dell'accademia, restaurata da pochi anni, entrando, sulla parete sinistra, mi ha colpito un dipinto, sembrava un volto conosciuto. Mi sono avvicinato per leggere la didascalia posta al fianco del quadro, c'èra scritto : ritratto di Stanislao Lista. In un'altra sala, a destra, presenti opere di artisti noti all'interno dell'ambiente accademico, c'èra un meraviglioso disegno raffigurante un giovane poggiato con le spalle ad un grande albero, la firma era quella del maestro Lista. Ma il momento più sorprendente per me, è stato quello di trovarmi in una sala molto più grande e luminosa, dove c'erano opere a confronto come quelle del Ribera, di Luca Giordano, insieme ai Busti realizzati dall'artista Stanislao Lista e le opere in bronzo del suo allievo Vincenzo Gemito. Uno aveva ricoperto un ruolo istituzionale, all'interno di una scuola di formazione, l'altro aveva preferito rimanere un autodidatta. Quest'ultima accezione può trarre in inganno, se non si conosce il percorso di quest'artista così talentuoso. Egli, infatti, frequentava sia gli studi privati, che il museo Nazionale, dove si tratteneva per copiare modelli di scultura greca romana. Benché, in seguito, fu anche ammesso presso il Real Accademia d'arte, non riuscì a trattenersi molto perché la sua visione artistica lo spingeva nei luoghi da cui egli proveniva, cioè la strada. L'arte accademica era ancora celebrativa, retorica. Gemito preferiva la sua gente, i poveri, i trovatelli come lui, il volto innocente dei bambini, gli anziani, gli amici più stimati. Questa scelta non si rivelò affatto penalizzante, perché iniziò ad ottenere successi che furono confermati anche oltre Alpi : a Parigi dove soggiornò per un lungo periodo. Ritornato in Italia, ricevette un incarico assai Onorevole da parte della Casa Sabauda. Infatti, il Re Umberto I, gli conferí l'incarico di realizzare una delle statue raffiguranti i principali regnanti che in epoche passate ressero Napoli. Fu, così, deciso per lui la figura di Carlo V, che ancora oggi si può ammirare all'esterno della facciata di Palazzo Reale. Questa commissione confermò l' indiscusso riconoscimento che l'artista aveva ricevuto persino da cariche più alte, ma si rivelò molto presto l'inizio del suo calvario. Gemito realizzò il progetto, il calco in gesso, ma non avrebbe potuto occuparsi del lavoro previsto dai committenti su un blocco di marmo. Così fu ingaggiato uno scultore che cercò di tradurre la proposta del suo ideatore, ma per ragioni di spazio, alcune parti furono modificate e questo mortificò molto la sensibilità dell'artista napoletano, tanto che egli cadde in una profonda crisi depressiva che durò circa 18 anni. In questo lungo periodo, egli poté dedicarsi principalmente al disegno e alla grafica artistica. Intanto l'ammirazione verso di lui continuava ad aumentare ed erano diversi i collezionisti che desideravano acquisire qualche sua opera. Quest'anno sono ritornato a Palazzo Piacentini, sede del Banco di Napoli. Ho avuto la possibilità di visitare il nuovo allestimento della Pregevole collezione di opere d'arte, tra cui figura anche un'opera del Caravaggio. Attraversando lunghi corridoi di un'ala del palazzo, sono entrato in una ampia stanza, parzialmente buia, ma con diversi spoots luminosi che mettevano in evidenza : Busti, statue, disegni in larga parte attribuiti a Vincenzo Gemito. C'èrano lavori a me sconosciuti, realizzati con squisita fattura, come il Busto del filosofo visibile nella copertina di quest'articolo. Mi chiedevo quale fosse stata la provenienza di quella collezione, credo poco nota agli stessi Napoletani. Ebbene, uno tra gli ammiratori e collezionisti di Vincenzo Gemito fu Edgardo Pinto, che allora era Direttore del Banco di Napoli. Tra l'altro, egli fu anche mecenate ed acquistò dall'artista diverse delle sue opere, che ora si possono ammirare in modo permanente nella storica sede del Banco Napoletano.
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