Di Luigi Falco
Arlecchino allo specchio. Pablo Picasso
Talete era un filosofo, matematico ed astronomo greco. Socrate racconta di lui : mentre era intento a studiare gli astri, cadde in una buca colma di acqua. Una contadina, poco distante dall'uomo, ridendo, lo prese in giro, facendogli notare che si preoccupava troppo delle cose del cielo, trascurando di vedere dove mettesse i suoi piedi. Fatto o metafora, questo esempio fornisce un chiaro esempio da cui potremmo ricavare quale insegnamento : la necessità di trovare sempre una linea di equilibrio tra una visione ideale di vita, con le difficoltà che talvolta ostacolano il suo raggiungimento. Ancora una volta ci occuperemo del tema dell'arte, in senso applicato, dalle singole aspirazioni di uno studente, alla necessaria formazione, sino ai contesti di lavoro, dove essa può rivelarsi di utile servizio. Esiste, tuttavia, un problema culturale che non rende da subito riconoscibile : la portata del suo valore, attraverso i mezzi espressivi che vengono utilizzati in ambiti comunicativi molto diversi tra di loro. Una volta, la scuola era orientata ad offrire una preparazione legata ad una domanda di lavoro che rispondeva ad una visione culturale che permeava gli spazi abitativi o quelli in cui si svolgeva l'attività pubblica. Così dalle piazze, ai luoghi di culto, i tribunali, le università, le sedi amministrative, quelle governative, i centri residenziali, tutto era caratterizzato dall'intervento di artisti ed artigiani che contribuivano ad amplificare il valore che rivestivano singolarmente quegli edifici sempre più associati ad un modello sociale che dominava. Le trasformazioni che hanno interessato le politiche sociali, il mondo del lavoro, hanno creato nuovi stili di vita e mutata la concezione dello spazio urbano. Inoltre, la crescita democrafica e l'istituzione di nuovi servizi, hanno semplificato notevolmente la concezione architettonica escludendo da essa tutto ciò che sarebbe risultato ridondante o superfluo rispetto alla sua naturale funzione. Questo fenomeno ha creato una crisi Identitaria, soprattutto, tra le muove generazioni, che hanno continuato a credere nei vecchi modelli culturali, che assicuravano : mediante una adeguata formazione artistica - professionale, di potersi inserire all'interno del mondo lavorativo. La scuola, dal canto suo, ha cercato di adeguarsi ai cambiamenti sociali, e non sempre da agenzia formativa è stata in grado di trasformarsi in un ponte di collegamento con la realtà del mondo lavorativo. Esiste ancora un altro problema che investe sia la classe docente che quella degli studenti. Alla prima viene richiesta professionalità da un punto di vista pragmatico, nella realtà, le testimonianze documentano un orientamento ancora troppo teorico. Alla seconda il massimo rendimento e capacità innovative, che in mancanza di modelli da emulare rendono l'attività di ricerca sempre più limitante ed incerta rispetto alle prerogative personali. Il passaggio da un'esperienza di formazione a quella lavorativa, rivela il più delle volte il senso di inadeguatezza che si avverte durante i colloqui di lavoro, dove, il titolo accademico passa in second'ordine, di fronte alla richiesta di esperienze lavorative certificate. Non è molto diverso per ciò che riguarda altre professioni. Così, in tanti sono costretti a ripiegare verso altre mansioni più modeste o c'è chi taglia corto e si trasferisce all'estero. Che dire dei pittori, scultori, decoratori ecc. Qui preferisco tacere, conoscendo l'ambiente, lascio che ognuno continui a coltivare i propri sogni. E il talento? Quello se c è, non è un problema, né con la scuola, né con la società. L'esperienza passata e recente di artisti ora noti, ha dimostrato che nulla può impedire alla forza creatrice insita nell'essere umano di emergere al di là delle singole istituzioni , dei pregiudizi, dei condizionamenti umani più diffusi. Caravaggio, Van Gogh, Picasso sono degli esempi e dei modelli validi ancora da emulare.
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