Andrea Mantegna : un sogno che diventa realtà

Pubblicato il 28 marzo 2024 alle ore 23:37

  Di Luigi Falco 

 S. Sebastiano, Andrea Mantegna. Museo di Louvre Parigi 

 

L' antica saggezza popolare cinese può essere considerata per sintesi ed immediatezza, un insieme di norme utili ad ogni uomo che si appresta a dare vita ai suoi progetti, ponderati da prudenza, lavoro ed entusiasmo. Immaginando di intraprendere un percorso, talvolta, incerto, la saggia guida orientale esordirebbe con la seguente raccomandazione : " Il viaggio di mille miglia inizia con un passo". ( Lao Tzu) È iniziato così uno dei miei viaggi, dove avevo pianificato tutto, mosso da curiosità, ma al tempo stesso impreparato, rispetto a tutto ciò che avrei potuto incontrare : le difficoltà della lingua, consuetudini molto diverse dai luoghi da cui provenivo. Parigi era la meta di un lungo percorso, dove la sensibilità umana prevale sull'ostacolo linguistico, può accadere persino di ritrovare ciò che proviene dalla tua cultura originaria. Il Louvre è uno di quei luoghi, dove appare evidente la presenza significativa dell'arte italiana, dove dal rango di elezione a cui essa era stata elevata, nella sua terra di origine, passò ad una condizione di asservimento a quel potere  a cui essa era stata  relegata. Così da Giotto, Leonardo, Paolo Uccello, Tiziano, Raffaello, Caravaggio la rappresentanza di artisti italiani viene segnalata in diverse sale, continuamente visitate da turisti provenienti da ogni parte del mondo. In quel monumentale edificio parigino, a piccoli passi realizzavo le mie scoperte, il passato ed il presente coesistevano nel ricordo di maestri lontani, nello stupore di chi li avrebbe conosciuti attraverso alcuni dei loro capolavori. Sorpassando, la fila dei giapponesi intenti a fotografare la Gioconda, mi diressi lungo un'ampia sala, cedendo  ormai, alla stanchezza. Trovai nell'area centrale una poltroncina vuota, mi accomodai, di fronte a me c'èra un grande dipinto, ero sicuro che appartenesse alla scuola italiana. Infatti, riuscii a leggere la didascalia, dove era riportato il nome dell'autore, Andrea Mantegna. Il soggetto raffigurato era quello di S. Sebastiano. La figura si mostrava con la sua solida imponenza, legato ad una colonna, con i segni impressi del suo martirio. Intorno, c'èra un paesaggio minuziosamente curato, con la presenza di popolani ed armigeri, come di ritorno da uno spettacolo da poco conclusosi. Si potrebbe dire : ero caduto bene, solo in quel modo, nell'attesa di ricuperare le mie forze, potevo trattenermi più a lungo per ammirare uno dei piu grandi artisti del rinascimento italiano. Se è pur vero che, non tutti possono aver conoscenza di ogni cosa, vorrei tentare di offrire una presentazione di questo artista, mettendo in risalto soprattutto aspetti comuni all 'esperienza di ogni uomo, senza trascurare l'ipotesi di una fatalità che accompagnerebbe il suo destino. Andrea Mantegna nasce nel 1431 in una località poco distante da Padova. Suo padre era falegname, non è un caso che ci sono stati nella storia artigiani che avevano nella loro famiglia dei figli a cui era riservato un altro destino. Infatti, da un noto falegname, nacque un grande Maestro, che fu guida spirituale di intere generazioni. Da un altro, scaturi la figura leggendaria, che é stata quella di Pinocchio, un personaggio che ha da sempre catturato l'immaginazione dei piu piccoli. Da Biagio Mantegna, nacque Andrea, poco avvezzo all'ambiente di lavoro del padre, preferì piuttosto occuparsi della sorveglianza di mandrie di animali, che si trovavano nei dintorni del suo  paese. Grazie al fratello Tommaso, che aveva fatto fortuna a Padova, come sarto, Andrea si trasferì in quella città, dove venne affidato ad un noto pittore, detto lo Squarcione, che si prese cura di lui e della sua formazione. Andrea inizia così il suo apprendistato, prendendo parte a delle vere lezioni scaturite dall'esperienza di un'artista accreditato nel suo tempo. Secondo i contratti stipulati da Squarcione con i suoi allievi, nella sua bottega si impegnava a insegnare: costruzione prospettica, presentazione di modelli, composizione di personaggi e oggetti, proporzionamento della figura umana, e altro. Si direbbe, un buon inizio, dove le premesse creano quel clima stimolante per il giovane che favoriranno una lunga carriera che si rivelerà per lui di crescita professionale ed approdo in importanti contesti lavorativi. Non mancarono lungo il suo cammino alcune incomprensioni, nell'ambito lavorativo anche se egli godeva di un ampio apprezzamento da parte di molte famiglie nobili padovane . 1456 risale la prima lettera di Ludovico Gonzaga che richiedeva Andrea come pittore di corte, dopo la partenza di Pisanello. Oramai, erano lontani i tempi in cui la sua linea di orizzonte era costituita da un numero di animali ai quali doveva prestare continuamente le sue attenzioni. La sensibilità verso il mondo classico e il gusto antiquario divennero presto una delle componenti fondamentali del suo linguaggio artistico, che iniziò ad interessare persino uomini ricchi e potenti. Nel 1460 Mantegna si trasferì con tutta la famiglia a Mantova come pittore ufficiale di corte, ma anche come consigliere artistico e curatore delle raccolte d'arte. Qui ottenne uno stipendio fisso, un alloggio e l'onore di uno stemma araldico con il motto "par un désir", vivendo alla corte dei Gonzaga fino alla morte. Sarà un caso anche questa volta, in occasione di un mio viaggio a Mantova, mi recai in quel castello che era stato la dimora dei Gonzaga, dove erano passati molti artisti celebri, tra cui Andrea Mantegna. Ricordo, infatti, uno dei suoi lavori più celebri : la camera degli sposi, chiamata anche " Camera Picta" cioè, camera dipinta. Fu considerata una delle sue imprese decorative più complesse. Questo dipinto realizzato in tecnica ad affresco, bisognava guardarlo fissando gli occhi verso l'alto. L'artista aveva anticipato la tecnica più in voga durante il periodo barocco, realizzando un'illusione prospettica mediante una loggia circolare che lasciava intravedere il cielo tra putti, fiori e qualche uccello posto sulla balaustra sorretta da una fila di colonnine modanate. Il castello di Mantova è in larga parte decorato e lascia intravedere il gusto della nobile committenza che reclutava gli artisti più bravi e non badava a spese pur di esaltare la sua  potente casata. Per qualche periodo, Mantegna dovette assentarsi dai Gonzaga. Ia sua fama, ormai circolava ovunque. Fu chiamato dal Papa per affrescare alcune camere in Vaticano. Successivamente Lorenzo il magnifico si recò personalmente nel suo studio per apprezzare le opere a cui stava dedicando il suo lavoro. Dopo l'esecuzione di un importante affresco celebrativo in onore dei Gonzaga, il marchese gli fece dono di un terreno, là dove poté edificare una casa per sé e la sua famiglia. Terminò i suoi giorni in una città che lo aveva accolto favorevolmente, vedendo realizzati i suoi sogni, ricevendo l'ammirazione dei suoi contemporanei, lasciando una chiara impronta del suo straordinario talento alle generazioni future. 


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Commenti

Franca Serafina
2 anni fa

Una storia affascinante, dagli scalpelli dei falegnami escono sempre opere d arte. E dai loro semi creature straordinarie che fanno della loro vita un capolavoro per il genere umano