Di Luigi Falco
Nella vita ci sono scelte importanti, a cui l'uomo giunge, influenzato da due visioni spesso tra loro contrapposte tra mondo naturale, che obbedisce a logiche non sempre in linea con quello spirituale. La differenza, esistente tra queste due dimensioni, ha caratterizzato gli eventi della storia, dallo splendore raggiunto da alcune civiltà, alla loro decadenza. L' oggetto di ogni conquista , da quello materiale, spirituale, culturale, ha avuto sempre una nota distintiva legata ad una chiara differenza di valore. Questo concetto sembra accomunare ancora uomini di ogni parte del pianeta, tanto che si è delineata con il tempo, una categoria distinta tra coloro che ha fatto una scelta di elezione, privilegiando ciò che è stato riconosciuto quale valore universale, da quello contingente o transitorio. Esistono per questo delle vie percorribili, che rendono possibile l'incontro tra le comuni sensibilità, superando limiti geografici, di razza, cultura, appartenenza sociale, identificando nell'essere umano, una speciale natura, che lo eleva al di sopra delle altre creature. Di recente ho acquistato un libro di Tommaso Montanari, guarda caso, è rettore dell'Università per stranieri di Siena. Egli si occupa in senso lato del tema dell'arte come linguaggio e della sua divulgazione e scrive su Repubblica. Ed è in un contesto di formazione internazionale che si possono cogliere meglio le differenze alle quali facevo cenno all'inizio di questo articolo. L'uomo, nel suo continuo processo evolutivo, riscopre la sua più intima ed autentica dimensione, che lo accomuna in senso più nobile alla sua specie. La terra, le città, i luoghi da centri residenziali, il più delle volte si trasformano in crocivie d'incontro, di scambio, forse, si intersecano con il destino degli uomini. Questa esperienza è capitata anche a me, in Toscana, nella terra di Siena. All'inizio ero condizionato fortemente dall'aurea di importanza che rivestiva ancora una città per i suoi trascorsi storici e considerata la culla della lingua italiana. Le mie origini, invece, erano molto più modeste. Così, in occasione di un progetto di formazione promosso dalla Provincia ed Università, iniziai poco per volta ad integrarmi in un contesto che dall'inizio trovavo impermeabile, rispetto alla mia sensibilità ed esperienza personale. Siena, oltre ad avere una forte vocazione umanistica, è di fatto una città d'arte a tutti gli effetti. Nel Duomo della città ci sono alcuni capolavori, noti soprattutto agli estimatori dell'arte, come il pulpito in marmo di Nicola Pisano e quattro angeli di Michelangelo. Nel museo civico esistono opere di importanti artisti senesi quale Duccio da Buoninsegna e Simone Martini. Siena, inoltre, ha dato i natali ad una grande monaca quale fu Santa Caterina. Un altro volto di questa città è il folklore legato ancora al suo periodo medioevale, le parate, le giostre, soprattutto il Palio con la corsa dei cavalli, le contrade addobate con una molteplicità di stendardi colorati. Questa città ebbe degli ottimi rapporti con Napoli, sebbene, quest'ultima cercasse di mantenere saldi i suoi confini per evitare qualsiasi ingerenza con i regnanti delle terre vicine. Infatti, il caso di Federico II è emblematico, perché la sua forte opposizione al governo pontificio, gli procurò una scomunica ed un adombramento della sua reputazione. Mentre Federico nella sua Corte siciliana accoglieva artisti e dialogava con il mondo arabo, egli non tollerava che i giovani sudditi si recassero a Bologna per intraprendere gli studi giuridici. Fu per questo che volle istituire presto uno studium a Napoli, divenuto in seguito, università. Era chiaro che l'arte non costituiva il vero problema per una formazione civica, ma la filosofia e la pratica del diritto potevano inficiare nella visione ed attività politica, allora, poco democratica. Con Roberto D'Angiò, l'arte divenne " cosa seria" e per tutto il 400 la casa regnante napoletana non diede molto spazio agli artisti locali. L'occhio era rivolto verso la Toscana. Tra gli artisti già noti in quel tempo, c'èra Giotto, il senese Simone Martini. Più avanti giunsero a Napoli Montano D'Arezzo, Marco Pino ed il pittore e biografo degli artisti toscani, Giorgio Vasari. È singolare notare, rispetto ai nostri giorni, mentre gli artisti cercano invano opportunità di lavoro e successi, una volta erano i potenti che si mettevano alla loro ricerca. Nel caso di Giotto, Simone Martini, Montano D'Arezzo, essi furono ancora più fortunati, perché oltre a ricevere ottimi riconoscimenti, venne offerto loro di entrare a far parte quali membri della famiglia reale che li aveva coinvolti per magnificare con opere spettacolari i principali luoghi di rappresentanza destinati alla loro attività di governo . Nonostante siano rimaste poche tracce attribuite a questi artisti, la maestà mariana di Montano D'Arezzo, si può considerare la più celebre e meglio conservata e si trova nel noto Santuario benedettino di Montevergine. Quest'opera, voluta da Filippo D'Angiò, fratello di Roberto re di Napoli, fu dipinta su tavola e riassume quelle novità stilistiche in voga nei generi pittorici del tempo dove si sente l'influsso del pittore romano il Cavallini stimato dal Montano. Nei primi anni del 1500 giunge a Napoli Marco Pino da Siena, anch' egli molto apprezzato, di cui si conserva nel Duomo di Avellino una sua opera raffigurante la scena dell' Adorazione dei Magi, mentre nella Chiesa dell'Annunziata di Aversa si trova la meravigliosa scena della deposizione narrata dai racconti evangelici. Nella Chiesa di Monte Oliveto a Napoli, Giorgio Vasari affresca con grottesche e 48 costellazioni l'interno della Sacrestia dei monaci olivetani. Poiché egli era un grande estimatore di Michelangelo, il suo lavoro risente dell'influsso del suo collega toscano e l'interno sembra offrire l'impressione di una piccola Cappella Sistina.
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