Di Luigi Falco
College, José Arrieta, Santiago - Spagna
Il teatro ha origini molto antiche, la prima diffusione avvenne in Grecia intorno al V secolo A. C. Può essere considerato un insieme di linguaggi che concorrono alla rievocazione della vita dell'uomo, accentuando, talvolta, aspetti lieti, momenti drammatici o altri più esilaranti. La capacità di ottimi attori di rendersi interpreti di ruoli previsti da un copione per una rappresentazione scenica, favorisce nel pubblico quel meccanismo emotivo così coinvolgente da rendere reale ciò che nella scrittura teatrale può essere supposto o anche solo immaginato. Nel corso della storia, il teatro da espressione d'arte, si è rivelato molto spesso in una occasione socializzante, come era lo sport in altre discipline e contesti pubblici. Ho scoperto con il tempo che il teatro non era soltanto un'occasione per ritrovarsi, per ridere sulle debolezze degli altri, come nella satira politica, la vita familiare, le infedeltà coniugali o sulla vita degli dei. Il teatro in alcune occasioni veniva associato anche al rito. Non capita frequentemente, salire su di un treno, percorrendo più di 800 km. per raggiungere una città lontana e trovarsi insieme a degli esperti, scoprire da essi aspetti inediti del teatro che si intrecciano con il sacro. Sono trascorsi, ormai, diversi anni quando giunsi per la prima volta a Trieste, perché volevo sentire parlare di teatro da chi lo insegnava e da altri che lo praticavano. Per questo era stato organizzato un Convegno al quale erano presenti docenti universitari provenienti da diversi atenei d'Italia e d'Europa. C'èrano inoltre, degli attori e diversi partecipanti provenienti da ogni regione, interessati al tema del sacro visto in un contesto teatrale. Scoprii, così, che il teatro sacro nell'ambito cristiano, nacque nel medioevo. In alcuni periodi dell'anno, queste rappresentazioni o si svolgevano in alcuni punti della città o nelle chiese nella parte centrale più in vista, rispetto al pubblico dei fedeli. È il caso di S. Francesco D' Assisi, quando nella notte di dicembre del 1223, organizzò il primo presepe vivente, dove egli, alcuni frati, persone comuni si associarono alla sacra rievocazione dell'evento della nascita del Cristo teatralizzata dall'umile fraticello. Intorno al 1290, Giotto raffigurò quell'evento in un affresco realizzato nella Basilica Superiore di Assisi. L'artista immagina lo svolgimento della scena dietro l'altare, da una parte si nota un celebrante che sta officiando il rito della Messa, dinanzi c è Francesco chinato dinanzi ad una culla, sul fondo alcune donne che osservano, ai lati dei frati che cantano a squarcia gola. Durante il periodo della settimana santa, in diverse località italiane, si organizzava la Passione, cioè i momenti drammatici che caratterizzarono la vita di Gesù dopo un processo fittizio ed una condanna senza appello che lo costrinse ad accettare il supplizio della croce. Benché queste iniziative vedevano la partecipazione di molte persone animate sia dal sentimento religioso, che da curiosità, era diffuso un forte pregiudizio sul coinvolgimento delle donne in quelle attività, ritenute troppo in vista, considerate per il tempo, poco convenienti sul piano della reputazione personale. Questo indugio, costringeva gli uomini ad assumere ruoli femminili, impersonando parti principali, dove figuravano le varie Marie, come sono meglio descritte nei racconti evangelici. Da questa consuetudine nascerà in seguito quell'espressione ancora in uso a Napoli con un significato negativo di " Mariuoli". Originariamente questa parola stava ad indicare semplicemente : coloro che avrebbero interpretato il ruolo di una delle Marie. Oggi, nel dialetto partenopeo, questa espressione sta ad indicare colui che svolge un'attività illecita, cioè rubare. Nel 1400 tali rappresentazioni iniziarono a coinvolgere diversi artisti, uno dei più noti è il modenese Guido Mazzoni. Fonti documentarie posteriori al 1470 testimoniano di una sua attività nel campo della produzione di maschere teatrali in cartapesta e di apparati decorativi per le feste pubbliche (tra di esse, quella svoltasi a Modena in onore di Eleonora d'Aragona, moglie di Ercole I d'Este). Non a caso, Guido Mazzoni, giungerà a Napoli, grazie alla famiglia Aragonese, che gli commissionerà, per la Chiesa di S. Anna dei Lombardi, un gruppo di statue in terracotta raffiguranti un compianto. Al centro del gruppo c è il Cristo, ai lati delle figure femminili con un atteggiamento esasperato di dolore, mentre in primo piano figura Ferdinando I di Aragona ed il figlio Alfonso II di Napoli. Nella pittura del 600, un pittore anticonformista, quale fu Caravaggio, interpreta con un'impronta di stampo teatrale alcune scene tratte dal racconto evangelico. Egli semplifica lo spazio, sceglie per il suo racconto persone comuni, alcune di esse di indubbia moralità. Permette che esse interpretino il ruolo assegnato , conservando lo stesso abbigliamento utilizzato nella vita ordinaria. Le luci che si stagliano sulle figure, in contrasto con l'oscurità del fondo, accentuano quel realismo ed in alcune scene quella drammaticità che si coglie soprattutto nella rappresentazione del martirio di S. Matteo. Il tema del sacro coinvolse anche molti musicisti, che composero oratori complessi per raccontare in musica gli episodi evangelici. Dall'ottocento al novecento la drammaturgia del teatro sacro vide impegnati autori come Eliot, Claudel, Strindberg, ecc. Tra fede e spettacolarità del sacro ancora oggi è sentita ovunque una partecipazione popolare , che in alcuni periodi dell'anno, coinvolge centinaia di figuranti, i quali come nel medioevo, danno vita a scene animate che si ispirano al dramma sacro. Non mancano iniziative per ricordare le Sacre gesta, vita di Santi e martiri, che dai temi della fede, colpiscono gli spettatori per la coerenza delle loro scelte ideali, la fermezza dei loro propositi, per l' esemplare eroismo con cui sfidano il potere precostituito, preferendo la morte alle lusinghe di una cultura appiattita, rispetto alla ricerca autentica dei valori dello spirito che elevano la dignità dell'uomo.
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