L'arte rivelata : una contesa tra l' essere e la società del profitto

Pubblicato il 9 maggio 2024 alle ore 14:13

 Di Luigi Falco 

Narciso, scultura in marmo di Jago.

Chiesa di S. Aspreno, Napoli ( foto di  Luigi Falco) 

 

Esiste a Napoli un quartiere molto popoloso che si trova nella parte nord della città, a ridosso della collina di Capodimonte, un tempo luogo ameno, noto per la salubrità dell'aria e per vicende storiche e religiose tramandate sino ai giorni nostri dalla testimonianza dei suoi monumenti . Infatti, questa area, era utilizzata sia per la sepoltura dei primi martiri Napoletani, che per l'accoglienza degli appestati colpiti da eventi epidemici verificatosi nei secoli successivi. In seguito alla sua bonifica, sono sorti palazzi di famiglie dignitarie, intorno ai quali si è esteso il nucleo urbano, sempre più fitto di abitazioni ed attività. Segno di un crescente aumento democrafico, il quartiere si caratterizza ancora per l' evidente vivacità delle sue relazioni sociali e commerciali che è possibile cogliere da subito all'imbocco di una delle sue strade principali. Sorge, qui, una Chiesa di stile barocco dedicata a S. Aspreno, uno dei primi Vescovi Napoletani del primo secolo dell'era cristiana, che la tradizione vuole sia stato consacrato da S. Pietro mentre era diretto verso Roma. In questo storico edificio, rimasto chiuso per molti anni a quei fedeli che erano soliti frequentarlo, è nata una storia più recente che ha avuto significato di rinascita per i residenti ed in poco tempo ha catalizzato l' attenzione da parte della pubblica opinione e persino delle istituzioni. Al centro dell'intera vicenda c'è un giovane artista trentacinquenne, del frosinate, giunto a Napoli, attratto dal calore sociale della sua gente, dalle sue memorie storiche, dai segni dell'arte diffusi ovunque attraverso innumerevoli monumenti. È nato, così : un amore a prima vista, in quanto tale era necessario che si stabilisse un legame non solo emotivo con la Città, ma anche fisico, perché la forza di attrazione scaturita dall'incontro si tramutasse in quella di elezione ed ispirazione. Nel quartiere Sanità, il giovane viene accolto da un sacerdote molto sensibile alle tematiche sociali e culturali. Per questo, senza pregiudizio, riapre le porte dell'antica Chiesa, ormai polverosa, priva di ogni suppelletile, perché si trasformasse per l'artista esordiente in un luogo di lavoro quotidiano, dove avrebbe potuto dare sfogo alla sua creatività e visione innovativa dell'arte. In tal modo , solo, chiuso all'interno di uno spazio che ai suoi occhi appariva immenso, dove si poteva solo immaginare l'eco dei suoi lontani ricordi legati ad una religiosità popolare sopravvissuta, nonostante il tempo, egli darà inizio alle sue creazioni , realizzate nel marmo con sorprendente maestria. La sua presenza si farà presto notare, come la sua identità, il suo nome d'arte, infatti, sarà : Jago. Intorno a lui, sorgerà presto un grande miracolo, reso possibile dall'apporto della Comunità che si era unita al suo grande progetto. Più tardi, si affacceranno anche le Istituzioni governative e quella ecclesiastica che finanzieranno un progetto di riqualificazione dell'intera area, la trasformazione della Chiesa in un Museo di arte contemporanea con l'esclusiva esposizione delle opere dell'artista, il quale coinvolgerà intorno a sé circa ottanta giovani, costituitisi in cooperativa che contribuiscono alla gestione della recente attività museale e di altri monumenti presenti sul territorio. Alcuni anni fa, all'inaugurazione della mostra c'èrano circa cinquemila persone, giornalisti e Networks televisivi che si sono occupati di lui. Dove i temi dell'arte vengono strumentalizzati in eventi da palcoscenico o nelle agende politiche figurano solo occasionalmente quali temi per avviare politiche di sviluppo dei territori con conseguente ritorno di profitti derivanti da esse, l'arte non riuscirà mai ad emergere , là dove un tempo la sua antica vocazione e servizio le venivano riconosciuti. Il caso, qui presentato, dimostra in una chiave attuale, quando si verifica la rottura di quegli schemi arrugginiti presenti nelle consuetudini di quella cultura politica mancante di intuizioni e creatività operativa, i miracoli umani sono ancora prevedibili. Perché ciò avvenga è importante oggi investire sulle risorse umane, sui talenti, sulle capacità personali dei singoli, nell'acquisizione di nuove idee, tutto ciò potrebbe rivelarsi per la società una risorsa aggiuntiva a vantaggio non solo dei singoli attori, ma soprattutto per le Comunità di cui essi sono l'espressione . In altri Paesi del mondo, compresa l'Europa, la politica culturale segue da tempo questa direzione, per evitare fughe di talento all'estero, offrendo sostegni in tutti i campi del sapere, compreso quello dell'arte, per favorire il livello di crescita culturale di un Popolo che influirà molto sul carattere della sua civiltà.


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Commenti

Franca Serafina
2 anni fa

Molto bello!
Ci sono stata, un museo sobrio, elegante raffinato
La presenza dell uomo fa scesa,

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