Di Luigi Falco
Il Castello di Avella : cavallerizza, parziale ricostruzione ( foto di Luigi Falco)
Anche quest'anno 2024, in occasione delle Giornate dedicate ai beni culturali, l 'Associazione Nazionale Castelli d'Italia, ha organizzato nel weekend di Maggio 11 e 12 una serie di iniziative con una duplice finalità legata alla riscoperta e studio delle cittadelle fortificate presenti in tutto il territorio Nazionale. In Campania, soprattutto nel periodo più favorevole, quale è la primavera, dalle zone collinari a quelle marittime, la riscoperta della natura coincide molto spesso con quella della sua storia e dei suoi monumenti più rappresentativi.In questa particolare circostanza,l' Associazione napoletana ha voluto puntare l'attenzione su uno dei fortilizzi dell'entro terra Campano, Avella, noto per la sua storia millenaria, visibile dalle principali arterie stradali che intersecano i suoi confini e quelli di due province . Infatti, l'importanza che ha ricoperto Avella nei secoli passati, per l'estensione del suo territorio, ha fatto sì che diventasse un luogo strategico di difesa, sia in epoca romana, che in quello medioevale. Nell'antico palazzo Baronale di epoca rinascimentale, sorto per volontà di alcune nobili famiglie, provenienti dalla vicina residenza castellana, si è svolto Sabato scorso, un Convegno molto partecipato, presente il responsabile regionale l'Architetto Giuseppe De Pascale. Nel corso dell'incontro è stato presentato un lavoro di ricerca, con un taglio storico - scientifico destinato alla sensibilizzazione e conoscenza delle principali aree del territorio cittadino, note soprattutto per il loro valore storico - archeologico. La pubblicazione è stata curata dall'esperto Architetto Giuseppe Mollo, promossa e diffusa dalla Sede della Proloco nella persona del Prof. Pietro Luciani. Nella Sala Alvarez, il primo cittadino, il Dott. Vincenzo Biancardi ha rivolto ai convenuti un indirizzo di saluto e mostrate alcune iniziative sul fronte politico amministrativo destinate al completamento di due siti monumentali, quale il Palazzo Baronale per la sua totale riconversione a polo museale e l'anfiteatro romano fruito da un' utenza interessata ai temi storici, l 'altra a quelli dell' intrattenimento. La mia partecipazione al Convegno ed il colloquio privato avuto con alcuni dei protagonisti dell' incontro, ha lasciato in me alcune suggestioni che vorrei condividere da subito in questo spazio di informazione indipendente. Partendo dalle premesse che un lavoro di diagnosi necessario per individuare la soluzione di alcuni problemi, richiede il più delle volte competenze differenziate, necessarie per lo studio delle loro cause. Cercherò, per questo, di indicare nel presente articolo delle ipotesi di lettura utili alla comprensione di questioni complesse legate sia alla storia che alla riscoperta dell' identità di un territorio. Per quanti vivono in altri contesti regionali, in realtà poco attenzionate rispetto alle tematiche storico - ambientali, gli esempi qui riportati possono essere registrati semplicemente come un paradigma, per capire come un l'approccio sbagliato verso la vita sociale, l 'ambiente, il rilancio della sua economia, senza uno studio accurato potrebbe vanificare lo sforzo politico, rendere infruttuosi gli sforzi compiuti e le risorse impiegate nonostante ogni buon intendimento mostrati. I primi due elementi di riconoscibilità di un popolo sono la sua identità e vocazione culturale che si possono cogliere distintamente nella coscienza collettiva di un gruppo fondato su dati oggettivi, quali la lingua, la storia, la stirpe, la religione, le consuetudini, le scelte elettive. Pertanto, i luoghi simbolo presenti nel territorio, la vita culturale, le scelte politiche mirate alla governabilità di un paese offrono un chiaro segnale di riconoscibilità di appartenenza Identitaria di una Comunità, che altre iniziative operate al fine di cambiarla, risulterebbero solo forzature con conseguenti risultati negativi. Partendo dai simboli, si potrebbe dire che è difficile ancora oggi operare una lettura critica sull'identità della Comunità Avellana che da tempi secolari ha vissuto in una condizione subalterna rispetto ai popoli che l'hanno occupata e governata sino alla sua indipendenza avvenuta il 17 Marzo 1861 con la proclamazione dello Stato unitario italiano. Sin dall' antichità in questo territorio molto vasto c'è stato un coacerbo di culture, di razze che si sono fuse tra di loro, scambi commerciali e forti interessi politici pretesi da gruppi esterni. A ciò si è sempre aggiunta una nota di debolezza da parte della pacifica popolazione rurale di questo luogo, che per opportunismo o spirito di adattamento ha sempre patteggiato con i suoi principali interlocutori le condizioni per la sua libertà. Ciò è avvenuto nel periodo romano, poi in quello medioevale, rinascimentale, sino all'epoca contemporanea attraverso figure di riferimento politiche. Così, dalla meritata attribuzione di " Civitas Romana" Avella non ha esitato a cedere la sua primogenitura, associandosi ad un consorzio di Comuni confinanti , un tempo Casali, divenendo semplicemente : una località mandamentale asservita a tutte le altre. Molto controversa risulta ancora la questione del suo toponimo. La versione Virgiliana identifica la località Avellana per la diffusa produzione di mele. Nello stemma cittadino, appare invece la figura di un cinghiale. L'attività prevalente risulta, però, quella delle nocciole. Nelle politiche di marketing la Città adotta un nuovo logo che circoscrive alcune nocciole come un nuovo simbolo Identitario, mostrando più chiaramente che esiste alla base una forte connotazione che si volge verso il mondo rurale, pertanto legato a quello dell' agricoltura. Il Castello, dal latino : castellum o castrum, identifica una fortificazione difensiva che in epoca romana veniva costruita per presidiare dei luoghi sensibili dell'impero. In ragion di ciò è possibile comprendere il significato simbolico dei monumenti più in vista all'interno del Comune di Avella, che dall'area collinare, al fondo valle continuano ancora oggi a sottolineare un disegno politico di espansione e di controllo, in origine molto più ampio, all'interno del quale, questa città fungeva da supporto per i potentati esterni. In occasione di una visita presso i Musei Vaticani, mi sono inoltrato in una lunga sala lunga circa 120 metri, il cui passaggio conduce nella famosa Cappella Sistina, richiamo per molti turisti per la presenza dei capolavori michelangioleschi. Questo tratto è meglio conosciuto : quale Galleria delle carte geografiche. Fu il Papa Gregorio XIII che nel 1580 affidò ad un suo amico Ignazio Danti, astronomo e cartografo, il compito di rappresentare lungo tutte le pareti il territorio italiano così come allora era conosciuto. Con sorpresa ho potuto individuare nello spazio riservato alla Regione Campania, un castello dipinto in miniatura ad esso era associato il nome di Avella. Insieme ad altri, ciò stava ad indicare un presidio significativo, soprattutto per la geografia politica, in quanto area che garantiva una maggiore sicurezza. Al di là delle vicende storiche e dei loro principali protagonisti, nell'immaginario collettivo il Castello continua ad emanare fascino e mistero. Possiamo dire che in tutto ciò abbia molto contribuito la letteratura per l'infanzia, le fiabe, il cinema di animazione, le produzioni cinematografiche, nonché una componente psicologica che assimila il concetto di sicurezza nell'immagine circoscritta di una costruzione definita e sorvegliata. Esiste, tuttavia, un altro problema legato alla conservazione e fruizione di un bene pubblico, che responsabilizza tutti : cittadini, amministratori, mondo della ricerca e quello politico. In occasione dell'ultima visita effettuata presso il castello di Avella ho potuto appurare dalla testimonianza dell'architetto Giuseppe Mollo, uno dei principali protagonisti che ha ideato e consentito il parziale intervento di restauro dell'antico maniero, che esistono ancora oggi delle criticità in parte riconducibili agli atti di vandalismo che vengono perpetrati dentro l'area recintata da persone senza scrupoli ed una mancanza di chiarezza operativa da parte degli Enti preposti, quali le Sovraintendenze. In questo ultimo caso, sembra che esistono nei vari uffici pubblici scuole di pensiero non sempre in linea con le politiche culturali adottate in altri territori italiani. L'attività di scavo, la ricognizione dei reperti, lo svelamento di aree ancora sepolte, ciò rende difficile sia l'attività di ricerca, la fruizione dei luoghi, l'attività politica che potrebbe per questo avviare nuovi progetti, finanziandoli, come ciò continua ad avvenire per Pompei dove sembra che l'attuale governo stia stornando ingenti somme di denaro per la prosecuzione dell'attività Archeologica e quella espositiva, molto apprezzata dall'utenza internazionale. Esistono, inoltre, visioni di intervento che dividono spesso gli addetti ai lavori, alcuni più rigoristi, circa la riconoscibilità del reperto, altri invece propendono sia per la prima ipotesi che per una integrazione riconoscibile da un punto di vista filologico e didattico. Sarebbe, per questo, auspicabile che anche il Castello di Avella potesse in futuro essere oggetto di tali interventi, come ciò è avvenuto da tempo in altre importanti località italiane. Si pensi ad esempio al Palazzo Reale di Milano, devastato dalle bombe nell'ultimo conflitto mondiale, all'Abbazzia di Montecassino, il Castello Maschio Angioino di Napoli, la Chiesa di S. Chiara e numerosi altri edifici storici ricostruiti in seguito ricuperando funzione e riconoscibilità architettonica. Dai luoghi esterni a quelli residenziali, nel Centro della cittadina Avellana esistono ancora oggi edifici storici datati, tra cui il Palazzo Baronale, un tempo abitato da diverse famiglie nobiliari che si sono succedute. Attualmente esso è sede provvisoria per l'attività amministrativa e spazio museale. Da proprietà privata a luogo pubblico, questo edificio è stato per anni motivo di contesa da parte di due istituzioni pubbliche : Il Comune che aveva negoziato il contratto di acquisto, la Sovraintendenza che rivendicava il diritto di gestione dell'intero stabile per delle finalità esclusivamente culturali. Questo contenzioso non ha reso per questo possibile l'allestimento del preesistente museo archeologico, un tempo ospitato negli spazi privati dei precedenti proprietari. Da alcuni anni, con la precedente Amministrazione Biancardi, c è stato finalmente un primo segnale positivo che ha mostrato una maturità politica dell'azione a beneficio di una causa di grande valore a vantaggio di tutta la collettività. Purtroppo, gli eccessi di fiducia mostrati nei confronti delle figure subentrate per svolgere il lavoro tecnico, hanno disatteso certe aspettative sul significato che avrebbe dovuto avere uno spazio trasformato per un uso culturale. Una realtà museale, prima ancora di essere un'operazione sottolineata da scelte decisionali insieme all' originalità lasciata dall'impronta estetica è innanzitutto un'operazione scientifica, dove le competenze, sin dall'inizio devono essere chiaramente distinte. Il museo, infatti, non può diventare sede di personalismi o competizioni tra gli studiosi, professionisti o progettisti coinvolti, per evitare che la scelta dell'allestimento possa prevalere sul contesto architettonico. Nel caso di Avella la struttura architettonica originaria è stata in parte occultata da una proposta scenografica più adatta per un evento fieristico sempre legato ai beni culturali. Infatti, in questo caso ci sono dei criteri di lavoro da tempo acquisiti ed attuati in molte collezioni pubbliche, si pensi ai Musei Vaticani, Al Museo archeologico di Napoli, Pompei, Ercolano. Tutto ciò nasce da due discipline la Museografia e la Museologia. La prima più antica nasce nel primo periodo del 700, la seconda metà del 900 secolo scorso. Sino agli anni 60 esse furono ritenute equivalenti, poi sono state distinte per ambito di indirizzo. Poiché da quanto risulta, il materiale archeologico rinvenuto ad Avella consta di centinaia di casse custodite da anni nei depositi della sopravvivenza, ciò costituisca al più presto un'azione di sollecito da parte delle istituzioni locali, per consentire il loro totale ricupero. Ciò significherebbe delocalizzare gli uffici amministrativi e lo spazio riservato alle esperienze immersive virtuali, per consentire l'integrazione di altro materiale con un ' esposizione molto più ricca, in linea con i dettami previsti dalla Museografia ufficiale. La fruizione delle collezioni e dei siti archeologici pubblici, pone un altro problema che in questo caso è di carattere culturale. Da anni è diffusa, ormai, in tutta Italia, la consuetudine di associare ai monumenti pubblici che rivestono un particolare significato storico, eventi legati al mondo dello spettacolo e al food, con la finalità di attirare con i sensi, più che con l'intelligenza ,un numero di utenti presumibilmente interessati anche dai temi della cultura . Purtroppo, questa strategia, non sempre risulta efficace. Basta rilevare in un tempo successivo le statistiche delle visite, l'emissione dei tikes e la regolarità dell'attività turistica, come ciò avviene regolarmente in alcune località Campane, si pensi Napoli e Pompei. Bisogna, per questo, prendere atto che non può esistere un turismo indotto, ma semplicemente delle scelte di elezioni. Per questo è giusto che ogni territorio prenda atto delle proprie risorse della propria identità culturale sociale positiva, ma neanche caricata eccessivamente con attribuzioni indebite. Infatti, risulta da anni che la Comunità Avellana, non abbia fino ad oggi mostrato di essere particolarmente pretenziosa, da un punto di vista culturale, per questo, ogni altro " cibo" presentato potrebbe sortire un effetto controindicato. Ci sono segnali indicatori che continuano ad evidenziare tali differenze, senza scomodare : sociologi ed antropologi. Sul fronte delle proposte, vorrei per un istante mettere da parte le mie utopie ed immaginare: il ricupero di un'altra area strategica della collina del Castello, sia per ragioni culturali che turistiche. L' Acquisizione della Cava sottostante la collina, in Via dei Normanni, trasformata in un'ampia area di parcheggio riservata a turisti e visitatori interessati al sito o agli eventi che saranno promossi intorno ad esso. Da un punto di vista finanziario, l'operazione potrebbe coinvolgere anche partners privati, italiani e stranieri, come da anni ad Ottaviano l'università di Tokyo ha finanziato e segue direttamente i lavori di scavo della villa di Augusto. Anche il ricupero della struttura adiacente la cava, un tempo riservata alla trasformazione del materiale estratto per uso edilizio, potrebbe essere assimilata all'interno di un progetto generale denominato : Parco del Castello. Infatti, questo luogo, trasformato, potrebbe diventare un altro museo, in questo caso più innovativo riservato alla storia medioevale, con esposizione di materiale archeologico, ricuperato dalle attività di scavo del vicino Castello, foto retroilluminate, ricostruzione del sito o parte di esso con modellini in scala o ricostruzioni in 3D. Inoltre, in questo luogo potrebbe essere trasferita l 'attrezzatura riservata all'esperienza immersiva utilizzata nelle sale del Palazzo Baronale, inserendo materiale archeologico detenuto da tempo presso gli uffici della Sovraintendenza . Infine, in questo nuovo ed ipotetico spazio, potrebbe nascere un auditorium per concerti riservati ad un genere più colto, quale quello della musica classica, jazz o vocale, un bistrot, un giardino pensile, una sala interna relax con affaccio verso il declivio collinare, uno spazio riservato alla lettura o allo studio per quegli studenti che desiderano conciliare il lavoro intellettuale con il riposo della mente, supportato dall'esperienza immersiva, che in questo caso, coinvolge gli organi visivi umani a diretto contatto con il paesaggio naturale circostante.
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Commenti
Una sintesi retrospettiva e una visione lungimirante, tra le due esiste il presente con tante varianti.