Di Luigi Falco
l' Arte per definizione e per i suoi aspetti applicativi, può essere intesa un paralinguaggio rispetto a quello largamente utilizzato da tempo nella nostra cultura occidentale. Presso le antiche civiltà, come quella egiziana, la scrittura era caratterizzata da pittogrammi, ossia da segni che rendevano chiaramente la natura dell'oggetto a cui essi si ispiravano, legati sia al mondo umano che a quello naturale. In seguito, per ragioni sociali, il segno venne sempre più semplificato, funzionale alle dinamiche presenti all'interno di una vita di relazione, condizionata da sempre dalle attività umane e di lavoro che si determinavano per le finalità dei loro scambi. Pertanto, il ruolo dell'arte assume una chiara distinzione nei contesti pubblici, per amplificare il significato politico, religioso, sociale di quanti facevano ricorso alla molteplicità delle sue espressioni. L' architettura è stata per questo quella che per la sua funzione ha richiesto non solo un'attenzione nello sviluppo di canoni estetici, ma anche capacità ingegneristiche necessarie all'attività di cantiere utili alla realizzazione di complessi lavori. Essa, infatti, ha influenzato nel tempo anche lo spazio sacro, come si può notare oggi nelle chiese di stile rinascimentale e barocche, le quali pur differenziandosi per la loro funzione pubblica, talvolta, il loro impianto compositivo, non è molto diverso dalle dimore patrizie abitate da principi e regnanti.
L'arte figurativa, rientrava per questo all'interno di un disegno più ampio di decorazione che negli edifici privati privilegiava tematiche mitologiche, mentre nelle Chiese l'ispirazione tematica aveva quale fondamento I testi sacri. Infatti da Ravenna, Roma e Palermo esistono splendidi capolavori di arte musiva, un tempo definiti " Biblia pauperum". Perché la funzione dell'arte sacra, prima ancora di essere oggetto di venerazione, opera quella didascalica, quindi divulgativa. Purtroppo, una rivoluzione culturale ancora in atto, ha creato un crescente motivo di preoccupazione anche all'interno della Chiesa, dove si assiste da una parte , alla consapevole ignoranza di un Clero compromesso dai fenomeni comportamentali umani, legati alla visibilità degli atti che si compiono, che Papa Francesco definisce : mondanità, dall'altra parte sedicenti artisti, che in mancanza di un' adeguata preparazione culturale, rendono difficile la fruizione del messaggio sacro, come da sempre la Chiesa ha riportato all'interno dei suoi documenti ufficiali. " Voi Ci avete un po’ abbandonato, siete andati lontani, a bere ad altre fontane, alla ricerca sia pure legittima di esprimere altre cose; ma non più le nostre... . Voi sapete che portiamo una certa ferita nel cuore, quando vi vediamo intenti a certe espressioni artistiche che offendono noi, tutori dell’umanità intera, della definizione completa dell’uomo, della sua sanità, della sua stabilità. Voi staccate l’arte dalla vita.. " ( Discorso agli artisti, Paolo VI, maggio 1964). In tempi più recenti l'attuale Pontefice, sulla scia del suo predecessore, ha usato le seguenti espressioni : " Vi esorto, dunque, nel coltivare la vostra arte, a parlare agli uomini e alle donne del nostro tempo, preoccupandovi sempre che vi sia una certa comprensione da parte loro, perché un’arte incomprensibile ed ermetica fallisce il suo scopo. Cercate di toccare ciò che in essi c’è di migliore."( Papa Francesco, discorso agli animatori, 2022). Esiste, pertanto, un criterio di fondo riscontrabile nei documenti già noti emanati dalla Chiesa, in cui viene meglio stabilita una differenza tra arte religiosa e quella finalizzata per un uso liturgico. Nel successivo documento la normativa prevista per l'adozione di opere destinate alla pubblica fruizione dei fedeli appare molto più chiara attraverso punti che sono qui esplicitati. In base alle varie norme emanate sia dal Magistero che dalle singole Conferenze episcopali, dalle opere d’arte destinate ad essere esposte in un’aula celebrativa si esigono alcune qualità, e queste, sono (Boespflug 2011, 84-93):
1) il valore artistico intrinseco, che implica una certa perfezione di ordine materiale ed estetico;
2) la capacità di integrazione spaziale (fisica) in una chiesa;
3) la dignità ieratica;
4) l’eloquenza (lo spessore semantico supportato dalla qualità stilistica);
5) l’attitudine alla “concelebrazione”; la bellezza.
Comunque, se è vero che la fede chiede di essere resa percepibile non soltanto attraverso l’ascolto della parola di Dio, ma anche attraverso gli altri sensi, soprattutto la vista, allora diventa importantissimo il «saper operare una distinzione tra arte religiosa e arte liturgica,
perché l’arte religiosa non sempre appare idonea a essere collocata nel sito liturgico. ( Da l' Arte Sacra all'insegnamento del Magistero, al Vaticano II e Papa Francesco. KS. Piotr Pawel Jura. Pontificia Facoltà Teologica Teresianum).
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