Roma : Villa Barberini, il potere politico, alleato a quello dell'arte, ha trasformato una storica dimora privata in un importante polo culturale

Pubblicato il 24 giugno 2024 alle ore 23:00

Di Luigi Falco 

Roma, Palazzo Barberini 

 

Proseguono le attività di Art space Academy, tra attività di ricerca, studio, visite in luoghi istituzionali, come l' ultima avventura presso il Palazzo del Quirinale sede presidenziale del Capo dello Stato. Esistono a Roma Ville e Palazzi altrettanto rinomati, sparsi nel centro storico ed in alcune aree più periferiche, originariamente scelte dai loro proprietari perché mettevano insieme due esigenze : quella legata all'istituzione di una sede di rappresentanza per le loro attività sociali e l'altra di poter usufruire di ampi spazi esterni a diretto contatto con il mondo naturale. Inizia così il percorso di scoperta verso Palazzo Barberini con temperature al di sopra dei 30° . Attraverso l'ampio giardino situato nella parte prospiciente l'imponente facciata, si accede presso un portico sorretto da colonne tornite, ma con tre differenti ordini che immette nelle sale del piano terra per la prima accoglienza ed itinerario di visita. Colpisce notare ogni volta la presenza eterogenea di turisti di ogni età e provenienza, sostare numerosi in luoghi dove la fruizione del bene è libera, spontanea e per questo non richiede contesti rumorosi per esercitare qualsiasi forma di richiamo. Un'altra impressione che si coglie sotto il profilo sociale, in occasione di queste visite è il senso di stupore che cattura tutti indistintamente, all'interno di un luogo in cui l'arte prevale su qualsiasi informazione storica o motivazione percui la visita è stata inizialmente prenotata. Nelle sale allestite a piano terra si gode un fresco naturale che rende piacevole la visione dei manufatti artistici di epoca medioevale. Ma la sorpresa che attende il visitatore è il rumore provocato dagli scrosci d' acqua, provenienti da un salone interno. Si tratta di una fontana barocca, con innesti di sculture romane, che scorre attraverso condutture che consentono il continuo riciclo dell'acqua immessa nelle vasche . In questo ambiente molto suggestivo, il Cardinale Barberini aveva fatto collocare la sua biblioteca, oggi, diremo in un clima new age. Le origini di questo palazzo sono legate a dei precedenti proprietari, gli Sforza. Nel 1623 Maffeo Barberini lo rilevò e divenuto Papa con il nome di Urbano VIII lo fece ampliare facendo ricorso ad ogni spesa. Infatti, per questo egli si avvalse di celebri architetti ed artisti, quale Carlo Maderno che fu l'autore della facciata della Basilica di S. Pietro. Poi subentrò il Bernini ed il Borromini. Questi ultimi progettarono le due torri delle scale ai rispettivi lati del Palazzo, creando ingressi separati e nello stesso tempo con un'impostazione architettonica e stilistica differente legata alla loro funzionalità. Infatti, la scala del Bernini, solenne, è sorretta da colonne slanciate, eleganti, intorno ad uno schema quadrangolare. Dal lato opposto, il Borromini realizza una scala molto simile a quella del Mascharino che Gregorio XIII chiese di progettare per il Palazzo del Quirinale, allora ancora sede regnante dei Papi. La caratteristica di questa scala è la sua forma eleicoidale, gradini ampi, bassi, che avrebbero consentito persino ai cavalli di portarsi verso i piani nobili sorreggendo i rispettivi proprietari. Al secondo piano del palazzo c è un labirinto di stanze e saloni che alternano spazi un tempo riservati alla vita privata, con quelli destinati ai grandi momenti di socialità ed incontri ufficiali. In uno dei saloni più noti colpisce l'ampio soffitto affrescato da Pietro da Cortona con i simboli che rimandono alla famiglia Barberini ispirati al trionfo della Divina Provvidenza. Urbano VIII, Barberini, è rimasto alla storia per aver contribuito molto alla diffusione del barocco sia in Italia che in Europa. Egli è inoltre ricordato per aver appoggiato molto la pratica del nepotismo ed avallato il processo contro Galileo Galilei e le sue intuizioni scientifiche. Il Palazzo oltre ad essere stato un luogo di richiamo per l'aristocrazia del passato, esprime nella sua monumentalità : il concetto di grandezza ed affermazione sociale, divenendo al tempo stesso un riferimento per molti artisti del tempo già noti che lasciarono in questa dimora tracce significative del loro passaggio. Sin dal XVII sec. le collezioni Barberini si erano arricchite sempre di più con il rinvenimento di reperti di epoca romana che furono divisi in parte tra il Palazzo romano e la sede pontificia di Castel Gandolfo. Il 26 di Aprile 1934 con Regio Decreto veniva confermato il passaggio dallo Stato Pontificio al Regno d'Italia. Questo fece sì che parte del patrimonio artistico accumulato nel tempo diventasse oggetto di speculazione da parte di acquirenti privati, soprattutto i ricchissimi americani che proprio in quegli anni andavano creando le loro collezioni pubbliche e private. Ciononostante è stata creata una nuova Galleria con opere provenienti anche da altre collezioni e nelle 34 sale figurano circa 500 opere di autori italiani e stranieri. Tra essi ci sono i nomi di Gaspar van Wittel, pittore paesaggista olandese e padre del noto architetto Luigi Vanvitelli, Nicolas Poussin, jusepe de Ribera, Rubens, Luca Giordano, Beato Angelico, Tiziano, Caravaggio, Raffaello, Tintoretto, Tiepolo, Guido Reni ed altri ancora. Questi artisti hanno lasciato un contributo significativo nella storia dell'arte e sono ancora oggi un riferimento per gli studiosi per l'evoluzione che ha avuto il linguaggio e lo stile dell'arte figurativa nel corso dei secoli. Palazzo Barberini è sede delle Gallerie Nazionali di Roma ed ospita eventi culturali in concomitanza con l'attività museale regolarmente in corso. In questo periodo è allestita una mostra di arte contemporanea intitolata : " Effetto notte". Si tratta di una esposizione di 150 opere , tutte provenienti dalla collezione di Aïshti Foundation, una delle più importanti istituzioni di arte contemporanea sulla scena internazionale, fondata 25 anni fa dall’imprenditore italo-libanese Tony Salamé e dalla moglie Elham. La mostra espone opere di artisti americani emergenti accanto al lavoro di importanti predecessori che hanno anticipato le recenti riflessioni sul concetto di verismo e rappresentazione.
Tra interni barocchi e spazi monumentali, la mostra rappresenta un’occasione unica per conoscere ed esplorare gli sviluppi più recenti dell’arte negli Stati Uniti.

 


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