I misteri dell'Annunziata di Avella : storia, fede ed errori consapevoli 

Pubblicato il 25 giugno 2024 alle ore 10:29

Di Luigi Falco 

Chiostro del Convento di Avella ( foto di Luigi Falco) 

 

La Chiesa Conventuale di Avella situata nel centro abitato è un esempio di architettura tardo rinascimentale, che riprende i canoni costruttivi dell' epoca in cui  sorse. Essa, infatti, si ispirava ad alcuni modelli preesistenti nella città partenopea , quale la Chiesa ed il chiostro di S. Maria la Nova, da cui originariamente dipendeva. Sebbene la parte finanziaria fu sostenuta dal popolo e da ricche famiglie locali, i francescani curarono i rapporti con maestranze esterne, reclutando artisti già conosciuti all' interno del loro ordine. Un esempio è quello del pittore Giuseppe Castellano, il quale prima di giungere ad Avella, aveva operato all' interno della chiesa del convento napoletano di S. Maria la Nova. Da qui si può dedurre che la progettazione architettonica dell'intero fabbricato, con gli interventi decorativi in calce e stucco, le opere pittoriche murali e quelle realizzate su tele e tavole, avessero quale riferimento uno stile convenzionale ispirato al gusto del tempo, che si era diffuso anche nell'ordine francescano. La costruzione subí con gli anni, grandi trasformazioni, quella più significativa abbraccia il ventennio del primo settecentento. Tanto l'interno della chiesa che  i percorsi perimetrali del chiostro, sino all' ampio corridoio del piano superiore, tutti gli archi a crociera del fabbricato, erano stati interamente decorati. La Chiesa si arricchì più avanti di opere pregevoli, dalle pale d'altare di fine 500, dal coro ligneo di fine 600, all'organo a canne del primo 700. Con il trascorrere del tempo, l'intero complesso nato con una finalità spirituale , si è trasformato in un luogo di ricezione artistico, sociale e culturale. Purtuttavia, questo passaggio si è rivelato il più problematico, quando nella Chiesa, oltre ai fedeli, si sono introdotti esperti e studenti mossi da altre finalità. È chiaro che ciascuno di essi vedesse nelle opere preesistenti  l' oggetto di lavoro  per il proprio ambito di studio . Questo approccio diretto di verifica assume in un primo tempo un carattere scientifico  per acquisire sempre più informazioni utili per la divulgazione e lo studio di ciò che propriamente viene definito patrimonio di pubblico interesse. Esiste ancora oggi una situazione paradossale, difficile da comprendere, quando gli esperti spinti da ragioni  di chiarezza,  talvolta, rendono il loro lavoro più lacunoso ed in alcuni casi mancante di senso logico, soprattutto durante la fase ricognitiva. Il problema, in questo caso, riguarda alcune opere presenti all'interno di questo luogo di culto, dove i loro autori, non meglio identificati, sono stati associati ad altri vissuti in contesti culturali e di lavoro completamente diversi. Tra le opere interessate alla suddetta questione c è quella raffigurante : Santa Lucia, affiancata da altre due figure femminili di martiri. Ci sono storici dell'arte e scrittori locali che hanno attribuito quest'opera ad un pittore toscano che avrebbe operato anche a Napoli, un certo Leonardo Grazi morto nel 1548. La Chiesa del Convento Avellano è stata ultimata nel 1590. Ci domandiamo come è possibile che un 'artista deceduto molto tempo prima, avesse potuto realizzare un' opera d' arte commissionata per una costruzione non ancora ultimata?
Un' altra opera dipinta su tavola viene attribuita ad un artista noto nell'ambito campano, un certo Silvestro Buono, il quale risulta dai dati anagrafici nato intorno al 1480 un tempo lungo per ipotizzare l'inizio di un lavoro ad un'età inoltrata, considerando gli standards di vita di una volta. Un'altra ipotesi fatta dagli storici è quella che sarebbe nato nel 1551 e morto nel 1598, circa otto anni dopo  l' apertura della Chiesa. In questo ultimo caso l'ipotesi potrebbe essere accolta. . Eppure, queste notizie, tra loro discordanti, possono essere facilmente verificabili da tutti, sono state   introdotte nei testi d'arte, nelle tesi di laurea , nelle guide turistiche, negli inventari delle pubbliche istituzioni. Alcuni anni fa, giunse ad Avella un  critico d'arte, noto a quanti seguono i programmi televisivi della rete nazionale, accompagnato in visita, all'interno di questa Chiesa. Egli si trovò di fronte lo splendido dipinto seicentesco raffigurante la scena della deposizione di Cristo . Uno dei presenti esordi dicendo che si trattava di una copia del Rubens. Io non c'èro, ma avrei voluto assistere alla reazione di un esperto. Chiunque avesse a casa un libro di storia dell'arte, una monografia contenente delle opere di Rubens, non troverebbe certamente quella effiggiata nell'opera in questione. Ho avuto modo di vedere alcune opere di Rubens al Museo del Louvre di Parigi, Mantova, Roma. La sua pittura rivela un grande dinamismo nell'uso del pennello ed una forza nel colore. Si dice che egli fosse dotato di una grande memoria visiva, per cui dipingeva di getto quello che aveva visto qualche tempo prima. Un giorno venne a trovarmi un amico, tornato da poco da un viaggio compiuto ad Anversa. Nel Duomo di quella città esiste il vero dipinto del Rubens raffigurante una maestosa deposizione. Ricevetti, così, in dono un opuscolo con alcune diapositive. Le proiettai sulla parete e vidi per la prima volta quest'opera in ogni suo dettaglio. Attraverso un motore di ricerca, si può ricuperare in rete l'opera citata, per verificare che è tutt'altro rispetto a quanto continua ad essere impropriamente divulgato. C è, inoltre, un antico Crocifisso in legno, lo stile è chiaramente barocco anch'esso continua a vivere in un'area leggendaria e di indubbia attribuzione . Alcuni anni fa contattai un noto laboratorio di Milano che collabora con alcune istituzioni museali note in tutto il mondo, inviai la foto di questa scultura, riportando alcune mie impressioni. Il direttore confermò le mie  ipotesi ed aggiunse con riserva di sottoporre il manufatto ad un'indagine strumentale molto più accurata. Che dire della sparizione di due importanti dipinti del 700 visibili sulle rispettive pareti dell'ingresso principale sul finire del 1800? Così si è proceduto senza tanti ripensamenti lungo le volte a crociera del chiostro, dove è rimasto solo qualche elemento decorativo, per giungere al piano superiore dello stabile , là dove l'arte si conciliava con la vita ascetica degli umili frati, ma una scelta senza scrupoli contribuì alla cancellazione di quelle testimonianze che siglavano l'antico rapporto da sempre esistito in un  luogo in cui i temi della fede dialogavano con quelli dell'arte. 

 

 

 

 


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