Di Luigi Falco
Studio privato del Papa. Appartamento Pontificio presso il palazzo Lateranense, Roma. (foto di Luigi Falco)
Sabato 13 di Luglio 2024, giorno molto speciale, grazie al volere di Papa Francesco, è stato possibile accedere all'interno di un antico appartamento che per secoli è stato dimora di molti Pontefici che da qui hanno retto il governo spirituale e temporale di tutta la Chiesa. Un cielo terso, luminoso, temperature oscillanti tra i 35/37°, non hanno attenuato l'entusiasmo che c'èra dietro una visita da tempo programmata, per accedere in un luogo, ai più sconosciuto, per il carattere privato rivestito in molti anni dai suoi nobili abitatori. Attraverso gli ampi portici del piano inferiore, caratterizzati da archi a crociera, interamente decorati, sono stato accompagnato al piano nobile del palazzo, salendo un ampio scalone. In corrispondenza con il piano sottostante, lungo tutto il perimetro del corridoio c'èrano ampie arcate chiuse da finestroni con delle doppie tende, che regolavano l'ingresso della luce già intensa a quell'ora, benché le lancette dell'orologio indicassero le 11.00. Mi sono trovato, così, di fronte una porta in legno molto spessa, alta circa tre metri. La persona che mi accompagnava, dopo aver inserito nella serratura una spessa chiave e compiuti alcuni giri, ha spinto in avanti l'ampia anta, mentre si accendevano in automatico tutte le luci del soffitto interamente decorato. Sia l'ampiezza della sala, che il ciclo decorativo visibile su tutte le pareti, mi hanno lasciato all'improvviso in un atteggiamento silenzioso di grande stupore. Era il salone dei Papi. Da una parte c'èra un Busto in bronzo, sorretto da una colonna in marmo, che ritraeva le sembianze di Sisto V, uno dei Pontefici che intorno alla metà del 1600 curò il restauro di tutto il palazzo, coinvolgendo nel progetto molti tra artisti ed alcuni architetti noti in quel tempo. Nella parte opposta, in corrispondenza del nobile personaggio, c'èra un'ampia tavola in legno chiaro, con una foto ben visibile su di essa, che mostrava in quel punto preciso un avvenimento rimasto noto per la storia della Chiesa, legato alla firma dei patti lateranensi. Prima di ricordare le circostanze politiche che segnarono un primo passo da parte dello Stato Italiano verso la S. Sede, nel tentativo di ricucire una grande frattura che esso aveva procurato ad un'antica istituzione, sottraendole ogni suo bene, è opportuno comprendere le origini storiche dei suoi riconoscimenti che favorirono la sua fama ed espansione territoriale. Ciò fu possibile grazie all'imperatore romano Costantino, il quale dovendo fronteggiare in battaglia Massenzio, che si era autoproclamato Imperatore di Roma, nel mese di ottobre del 312 sconfisse l'usurpatore e le sue truppe grazie ad un fatto prodigioso citato in seguito da alcuni scrittori latini. Si narra, infatti, che prima di questo scontro, Costantino ebbe una visione in cui gli veniva suggerito di porre sui vessilli e scudi dei soldati delle croci, così essi sarebbero stati tutelati da ogni attacco nemico. Ottenuta la vittoria, Costantino, l'anno successivo, emanò un editto in cui sanciva la libertà di espressione della religione cristiana, la restituzione di ogni bene confiscato, la possibilità di poter costruire delle chiese, il riconoscimento alla Chiesa di poter esercitare anche il potere temporale. Egli, infatti, donò al Papa Silvestro I° uno dei suoi palazzi ed i terreni adiacenti per la costruzione di una nuova Basilica nell' attuale area in cui venne ufficializzato il possesso. «In considerazione del fatto che il nostro potere imperiale è terreno, noi decretiamo che si debba venerare e onorare la nostra santissima Chiesa Romana e che il Sacro Vescovado del santo Pietro debba essere gloriosamente esaltato sopra il nostro Impero e trono terreno. Il vescovo di Roma deve regnare sopra le quattro principali sedi, Antiochia, Alessandria, Costantinopoli e Gerusalemme, e sopra tutte le chiese di Dio nel mondo... Finalmente noi diamo a Silvestro, Papa universale, il nostro palazzo e tutte le province, palazzi e distretti della città di Roma e dell'Italia e delle regioni occidentali.» Purtroppo, nel corso del tempo si presentò una situazione del tutto inaspettata che avrebbe penalizzato ancora una volta la Chiesa che divenne oggetto di un'azione predatoria con finalità politiche perseguite senza dialogo, ma ricorrendo esclusivamente a delle vere azioni di forza contro i principali rappresentanti. Durante i moti risorgimentali dal 1820 - 1831 si diffuse un clima generale d'insoddisfazione politica, circolavano idee riformatrici sull'eventualità di dare un diverso assetto all'Intera Nazione costituendo uno stato unitario . A pochi giorni dalla presa di Roma, il 1º novembre 1870 papa Pio IX emanò l'enciclica Respicientes ea nella quale dichiarava "ingiusta, violenta, nulla e invalida" l'occupazione dei domini della Santa Sede. Questa scelta segnò una forte spaccatura tra Regno d'Italia ed istituzione ecclesiastica. Così, il giorno 11 di febbraio 1929 presso il palazzo del Laterano, si raggiunse un accordo parziale tra le due parti. La sottoscrizione dei Patti decretò la nascita dello Stato della Città del Vaticano, autonomo e indipendente al pari del Regno d’Italia, risolvendo definitivamente la “questione romana”, ossia la pregressa rottura delle relazioni tra Stato e Chiesa, regolandone i futuri rapporti. Proseguendo la visita, negli ampi saloni di rappresentanza con i soffitti interamente decorati, ho potuto apprezzare dei preziosi arazzi del 700 francese realizzati dal noto laboratorio dei Gobelin, con raffigurazioni di scene bibliche. Alle pareti dipinti di Papi, Cardinali, esponenti noti della Curia romana, soprattutto i protagonisti del Concordato Pio XI e il Cardinale Gasparri. Nell' ampio salone, riservato alle riunioni ufficiali con i Pontefici, mi veniva fatta notare una scultura di arte moderna di Floriano Bodini, collocata in un angolo, raffigurante Paolo VI. Attraverso una delle finestre, invece, era visibile il maestoso obelisco egiziano proveniente da Tebe via mare e trasportato in città lungo il corso del fiume Tevere. Sisto V affidò l'incarico all'architetto Domenico Fontana di studiare una collocazione pubblica che fu individuata nella piazza antistante il palazzo, una solida base in marmo avrebbe consentito all'antico reperto di essere ancorato ad essa con con una maggiore sicurezza ed una croce in bronzo sarebbe stata fissata alla sommità del grande totem di travertino. Il momento più coinvolgente della visita si è realizzato quando sono stato introdotto nei luoghi più intimi per la vita di un uomo che si sottrae dal fasto dell'ufficialità. Sembrava vivere all'interno di una visione di sogno : la sala da pranzo del Papa, poi la camera da letto, la cappella privata, infine il suo studio. Quest'ultimo mi ha colpito più di tutto, c'èra aria di vissuto. Ho immaginato tanti momenti privati, la redazione di documenti importanti per la vita della Chiesa, le telefonate private indirizzate ai suoi illustri interlocutori, le udienze concesse a Capi di governo, re, principi, ma anche a quelle circostanze in cui bisognava riflettere e pregare. Ho provato, infine, ad affacciarmi dalla sua finestra, immaginando i suoi sguardi, gli occhi di curiosità lanciati sulla piazza sui passanti, persone comuni, forse ospiti attesi. Il Palazzo del Laterano è giuridicamente legato al Vaticano. Attualmente è sede del Vicariato di Roma, ospita gli uffici della Sacra Rota, dell'Università Pontificia Lateranense e di altre realtà culturali. La grande Basilica visibile dalla ampia piazza con le vistose mura di epoca romana, in passato è stata visitata da Dante che la cita nella Divina commedia, nel libro del Paradiso, come una bellezza che supera ogni dire. Qui Francesco D'Assisi, insieme ai suoi fraticelli ricevette udienza dal Papa Innocenzo III per l'approvazione della sua regola. L'interno della Basilica è un incanto tra possenti sculture in marmo, un superbo controsoffitto in legno patinato in oro zecchino, pavimenti cosmateschi ed infine al centro del transetto l'altare papale contenente le reliquie degli Apostoli Pietro e Paolo.
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