Di Luigi Falco
Esiste un'attività al mondo che ha sempre appassionato l'uomo di ogni epoca e latitudine della terra, che è quella creativa. Essa si manifesta inizialmente durante l'infanzia, sotto forma di gioco, dove il ricorso all'uso del colore, l'approssimazione di segni, posti in una forma di equilibrio precario e in relazione tra loro, stanno ad indicare che esiste un lato sensibile dell'essere umano che cerca di stabilire in tal senso una relazione nuova con il mondo circostante. Più avanti, tale rapporto, se alimentato dal costante interesse e dall'uso consapevole degli strumenti finalizzati al loro uso espressivo, può dare inizio ad un percorso che può sfociare persino in una visione fantastica, tale da rendere la trasposizione di un'idea in un'esperienza artistica esclusiva e al tempo stesso entusiasmante. Ciò è avvenuto anche per alcuni artisti del passato, giovani talentuosi , tra cui Giotto, Michelangelo, Raffaello, Leonardo, Botticelli, Caravaggio ecc. Essi hanno iniziato per gioco un percorso di scoperta confrontandosi dapprima con la natura o guardando le opere del passato, con le quali venivano in contatto. Come era consuetudine durante la loro epoca storica, essi furono introdotti dalle rispettive famiglie presso note botteghe, per avviarsi ad un necessario apprendistato, là dove ciascun allievo imparava soprattutto le regole del mestiere, applicandole in modo metodico nel progetto didattico che era anche quello di lavoro che la committenza affidava al maestro titolare della bottega. Ricordo, molti anni fa, di aver visto due importanti mostre, a Firenze e Roma, dedicate a Giotto, la prima costituí una novità sorprendente. Avevo appreso dai banchi di scuola che egli era un'artista dedito prevalentemente alla realizzazione di scene complesse di pittura murale, impegnato all 'interno di grandi cantieri. In quei contesti era stato in grado di mostrare una capacità immaginativa che gli consentiva di ricreare episodi legati a vicende lontane ma riattualizzate secondo il gusto o visione del suo tempo. Sapevo molto poco dell' attività occasionale che egli aveva svolto durante i periodi di pausa all'interno della sua bottega fiorentina. Infatti, tra i suoi clienti c'èra chi gli affidava un baule da decorare, pezzi di vetro sagomati che assemblati avrebbero dato luogo ad una artistica composizione filtrata dalla luce. C' èrano anche tessuti, ceramiche, piccole icone ed altri complementi d'arredo. Forse, accettava queste piccole commissioni per compiacere alcuni amici o per creare una rete di contatti utili alla sua attività di lavoro. Ebbene, tutto questo è giunto sino a noi, nonostante siano trascorsi tanti secoli. Questo inedito mostra tuttavia due aspetti : egli aveva capacità attitudinali, versatilità, adattabilità a situazioni differenti di lavoro. In questo si coglie anche il significato sociale che aveva l'arte applicata all'artigianato collocata all'interno di spazi di vita e la necessità di preservare questi beni dalle inevitabili conseguenze legate alla loro usura. Talvolta, si scomodava un artista anche per ricostruire parti mancanti ad uno oggetto, di colmare una lacuna di colore o di sanare parti di legno compromesse dalla corrosione di insetti attratti dalle essenze naturali dei loro supporti. Nelle mie esperienze passate di lavoro ho avuto occasione di occuparmi del recupero di oggetti e di opere private e pubbliche, dove ho potuto constatare direttamente il problema legato alla loro conservazione passando attraverso operazioni complesse ma che alla fine hanno dato sempre dei buoni risultati. Il campo del restauro, oggi giorno, è ampio quanto i problemi di cui esso deve occuparsi. Per questo sono state create delle vere figure professionali e scuole di formazione necessarie per fornire ai futuri operatori una preparazione adeguata, rispondente alle problematiche che nel vasto mondo dei beni culturali continuano ad affacciarsi. Per molti giovani disposti ad intraprendere un lavoro che a lungo andare può assicurare anche delle soddisfazioni, è importante lo studio ed un lungo tirocinio. Negli anni 2000 ho avuto l'opportunità di insegnare in una scuola di formazione di Siena, dove Provincia ed Università erano intenti a lavorare per il rilancio delle aree interne, più penalizzate rispetto ai grandi centri urbani, con scarse possibilità di sviluppo per una società che si apriva a dei modelli nuovi di vita. Così ebbi la possibilità di visitare il primo laboratorio di restauro della zona, partito come progetto per una nuova forma di imprenditoria, che vedeva al centro giovani che erano stati affiancati da figure esperte provenienti dall'istituto delle pietre dure di Firenze, una tra le scuole di restauro più accreditate in Italia. Così, in seguito a Roma, Milano ho avuto modo di conoscere figure di altissimo livello che operavano in campo internazionale per il restauro di opere spesso destinate ai principali Musei del mondo. In questo ambito di ricerca è molto cambiata la mia visione circoscritta al settore del restauro, dove da esperienza privata e solitaria, essa si trasforma in una collaborazione di Equipe come avviene all'interno di una istituzione sanitaria pubblica. In Italia le scuole di formazione per il restauro sono cresciute, ma solo alcune sono considerate ancora le più importanti e si accede solo attraverso un'accurata selezione. Contrariamente a ciò che si può pensare, il vero lavoro di restauratore, oltre a richiedere capacità attitudinali, non può priscindere da un lungo e difficile percorso formativo che si conclude dopo un quinquennio, avendo prima conseguito una laurea, un master e dottorato di ricerca. Esistono in questo settore problematiche comuni a molte altre realtà lavorative , legate ad aspetti umani e culturali che possono talvolta incidere negativamente in un contesto di collaborazione là dove una valutazione sbagliata può compromettere per sempre il buon esisto di un progetto importante. Uno tra questi problemi è l'ignoranza, su cui si radica una coracea presunzione. In un ambito privato è facile imbattersi in chi si considera una Star all'interno di un universo culturale e professionale che è molto performante. Ciò avviene, soprattutto, dove il concetto del restauro, meglio inteso in una chiara distinzione dei suoi ruoli, può determinare interventi mirati, iter burocratico e responsabilità rispetto ad operazioni di laboratorio e di cantiere che dovranno essere svolte. Le figure principali implicate all'interno di un contesto qualificato sono due : il restauratore ed il tecnico del restauro. Spesso si tende a confonderle o meglio, pensiamo che restauratore e tecnico del restauro siano la stessa professione. In realtà non è così, sono due figure professionali diverse. Il restauratore ha il compito di: definire lo stato di conservazione dei beni artistici, facendo gli studi necessari. Progettare gli interventi di restauro.
Eseguire direttamente gli interventi di lavoro e dirigere gli altri operatori nel progetto.
Documentare il processo e i risultati del restauro.
Il restauratore di beni culturali, insomma, ha una responsabilità a 360° dell'intero progetto e ne segue tutte le fasi. Come abbiamo detto, il restauratore è il principale responsabile del restauro. Solo un restauratore qualificato, infatti, può:“mettere la firma” alle operazioni di restauro.
Valutare : l’intervento da fare, chiedendo l’approvazione alla Soprintendenza. In un cantiere di restauro ordinario, troveremo spesso un restauratore (responsabile del progetto) e uno o più tecnici del restauro che lo aiutano che supportano il suo lavoro. Il tecnico del restauro di beni culturali, invece, è la figura professionale che collabora con il restauratore. Esegue il lavoro sotto la direzione e il controllo diretto del restauratore. Il tecnico del restauro, quindi, è una figura di supporto A stabilire tali differenze sono alcuni articoli di legge del Ministero dei Beni culturali (Art.2 c.1 D.M. 26 maggio 2009, n. 86). Ciò detto si può capire quanto sia importante distinguere sempre un chirurgo da un infermiere e sciegliere sempre la via migliore per assicurare una vita più lunga alle cose a cui noi tanto teniamo.
Torino, scuola di restauro
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