Di Luigi Falco
Scritto autografo del 19 febbraio del 1859.
( Foto di Luigi Falco)
Di recente ho vissuto un'esperienza insolita che mi ha consentito di compiere un viaggio virtuale in un lontano passato, dove il destino, per chi ci crede, ha tessuto sin'ora un misterioso ordito di coincidenze con la mia vita adombrata da mistero e da legittime ipotesi di domande. Non è la prima volta che le mie mani hanno potuto trattenere libri antichi, qualche manoscritto, in parte ricevuti in dono o acquistati per il fascino che essi riescono ancora ad emanare, segni tangibili di un lontano passato che rivive attraverso la loro significativa testimonianza. In questo periodo ho ricevuto da parte di una persona amica, una piccola agendina della metà dell'800. Osservandola, ho notato subito che essa aveva la copertina rivestita da un tessuto setoso, con dei ricami in filo misto, alternati da alcuni decori in lamine sottili di argento, evidenziando : sia sulla parte frontale, che su quella dorsale , le iniziali di due lettere, forse associate al nome di chi l'avrebbe dovuta possedere. Inoltre, si può notare ancora una scritta impressa in lingua francese, che tradotta recita : " Ricordo da parte mia". Tale descrizione lascia supporre ad un souvenir di qualche giovane che tornato da un suo viaggio dalla Francia, lo destina alla sua amata, insieme a qualche altro oggetto più prezioso. Tra quelle pagine, specchio dell'anima, dovevano affiorare i più intimi sentimenti colti nelle loro iniziali manifestazioni ed essere riportati per iscritto, per ricambiare di profonda gratitudine il galante donatore. Sfogliando, però, le pagine interne, non c è nulla che possa essere collegato ad una ipotesi romantica. Dal contenuto, si capisce che, mancando i sentimenti o le ispirazioni, le pagine siano rimaste a lungo vuote e qualcuno, mosso da altri interessi, abbia pensato di utilizzarlo come semplice supporto per trascrivere appunti su questioni di ordine pratico. Ciò che colpisce, nella minuta calligrafia, è la cronologia che abbraccia un arco temporale compreso tra il 1859 al 1861. La scrittura è in corsivo, dinamica, in alcuni tratti leggibile, in altre si restringe sia per un' insufficienza di spazio che per delle sottese ragioni psicologiche. La punteggiatura, come alcune note poste a commento, rivela il carattere dello scrivente, la sua cultura e la familiarità che ha con il mezzo della scrittura, che utilizza, trattando : questioni di ordinaria contabilità. Da ciò è possibile avere un'idea del patrimonio fondiario ed immobiliare del presunto possessore. Infatti, nei fitti appunti sono riportati : nomi di persone, località, le monete che circolavano, quali ducati, carlini, piastre d'argento, tornesi largamente in uso nel Regno delle due Sicilie alla vigilia dello Stato unitario italiano. Poiché questo piccolo libricino era associato ad altri oggetti, forse appartenuti al misterioso personaggio, che sarà svelato più avanti, ho potuto ricostruire delle ipotesi, basandomi su alcuni elementi storici legati sia alla sua Biografia, che al periodo in cui si intrecciano le sue vicende legate sia alla sua vita privata che a quella pubblica. Soffermandomi su quei pochi fogli vergati d'inchiostro, in parte scolorito, affiora una parentesi di storia generale, riferita agli anni che sono elencati in una scansione di fatti ed accordi privati, dove risulta chiaramente una visione di governo mostrata da parte di un'aristocratica famiglia Avellana di fine '800, che cerca di amministrare scrupolosamente beni di proprietà, da cui ricavare un reddito rispondente allo stile di vita consono al proprio rango sociale di appartenenza . Attraverso una ricostruzione, che da una parte segue il filo logico di questa tesi, dall'altra la ricerca necessaria di nuovi elementi per convalidarla, ho scelto tra gli appunti un riferimento che accenna alla riscossione di una somma pattuita tra proprietario ed inquilino, in un' area ancora oggi molto in vista nel centro di Avella. Infatti, il testo riporta quanto segue : " Basso nella piazza affittato a Mariantonia Ruberto per 2 ducati e 26 carlini l' anno". Il centro di Avella nasce da una scelta urbanistica risalente al periodo romano, funzionale ad un'esigenza residenziale che privilegiava innanzitutto gli ufficiali militari che avevano favorito l'occupazione del territorio, compresa la popolazione che viveva all'interno dei suoi confini. Per questo, con il tempo, il tratto di via che lambiva le costruzioni che furono edificate in un ordine di successione, secondo la disponibilità dello spazio e del titolo conquistato da coloro aventi diritto, fu definito Decumano maggiore. Con il trascorrere del tempo, quasi tutte queste costruzioni sono state oggetto di nuove trasformazioni, sia per la necessaria manutenzione che per i mutati stili di vita. Infatti, ancora oggi, è possibile notare : almeno dalla trasformazione delle facciate, che riportano motivi decorativi diffusi sia nelle epoche passate o realizzati da interventi effettuati in tempi più recenti, che ci è stato un cambiamento, riflesso culturale, forse associato alle condizioni socio-economiche dei rispettivi proprietari. Tra i palazzi più in vista, lungo il tratto di via che segna la storica demarcazione operata dall'occupazione romana, c'è la residenza di una nota famiglia Avellana le cui origini sono registrate sin dal 1775, quando nacque Bartolomeo D'Avanzo, che in seguito divenne un medico molto apprezzato. Convolato a nozze con una nobil donna locale, Caterina Borselli, ebbe tre figli, il primo di nome Martino divenne un noto chirurgo, Il secondo genito, Bartolomeo, Francesco, Giuseppe, così come venne registrato all'anagrafe, intraprese la via ecclesiastica, raggiungendo il massimo grado, dapprima quale Vescovo e molto tempo dopo divenne Cardinale di Romana Chiesa. La terza figlia, Luisa scelse una via più modesta senza perdere la dignità che le derivava dalle origini del suo stato sociale. Ebbene, sembrerebbe che il basso, riportato negli appunti, insieme ad altre proprietà citate nel documento, possa essere appartenuto a questa famiglia, perché ancora oggi, il palazzo ha conservato due tipologie di carattere abitative : il piano nobile, al quale si accede attraverso una scala interna e quelli prossimi al livello stradale occupati per attività commerciali. Chi ha avuto modo di seguire sino ad oggi i miei articoli, avrà potuto notare in diverse parti di essi delle note auto - biografiche, legate alle mie esperienze di vita passate e recenti che sembrerebbero pure coincidenze, forse un light - motif, che il " destino" continua a sottolineare per suscitare : il mio stupore, l'incredulità degli scettici, forse anche dei segreti detrattori. Sul finire degli anni novanta, ho potuto più volte visitare la nobile casa D'Avanzo. Nel salone c'èra alla parete un bel dipinto del Cardinale Bartolomeo nato e vissuto in quelle stanze, il balcone da cui era solito affacciarsi. Dai suoi futuri eredi, ottenni il permesso di utilizzare uno dei locali interni di circa 40 mq2 con annesso giardino per finalità culturali e di lavoro. Dopo un anno di necessari interventi , fu innaugurata la sede alla quale avevo dato il nome di Spatium. Suddivisa in tre parti, c'èra quella di rappresentanza con decori, mobili di antiquariato, ma soprattutto c'era lui, il Cardinale, ovviamente il dipinto che io avevo chiesto di porre alla parete in occasione dell'innaugurazione. Per confermare ancor più la sua protezione, posi sul mio capo : il suo zucchetto rosso, oggi conservato nella Chiesa Collegiata, dove un tempo, egli fu persino parroco. Nacque, così, un' Associazione composta da un gruppo eterogeneo di persone di ogni età e professione, che si riuniva per l'apprendimento di tecniche legate all'uso espressivo dell'arte, talvolta, per discutere di temi sociali, della della Comunità Avellana. Si stabilirino dei contatti con un Istituto francese di Grenoble, per un reciproco scambio culturale di notizie inerenti le attività che si svolgevano nelle rispettive sedi. Nostante il tempo trascorso, devo ammettere di essere stato molto fortunato, sia per aver varcato la porta di una famiglia, che ha lasciato un notevole contributo culturale in ambito locale, che internazionale. Ricordo, soprattutto, la reciproca stima, simpatia che non mi hanno fatto sentire mai un inquilino, ma semplicemente persona amica. Seppur non ci fossero tra di noi affinità di censo, eravamo accomunati da ideali e sentimenti universali. Da questa breve parentesi, è importante capire ancora chi amministrava i beni di Casa D'Avanzo, soprattutto quando, per ragioni professionali, i due fratelli, Martino medico chirurgo dovette spostarsi nella Città Capoluogo e Bartolomeo, impegnato dapprima con gli studi e successivamente, ricoprendo importanti incarichi ecclesiastici tra le Diocesi di Puglia, Campania e Lazio, non avrebbe potuto occuparsi di problemi di amministrazione contabile, avendo per sua scelta cambiato le sue prospettive di vita.
Il Vescovo Bartolomeo D'Avanzo
Leggendo, però, la biografia di quest'ultimo, si ricava il profilo di un uomo, che tra ideali di fede, interessi culturali, possedeva un innato pragmatismo che fecero di lui, non solo l'uomo della " Parola" ma un attento imprenditore al servizio del sacro. Infatti, appena eletto Vescovo nel marzo del 1851, prese possesso della Diocesi di Castellaneta, dove spese molto denaro per l'acquisizione di immobili da destinare per uso caritativo. Mentre le casse della Curia avevano una giacenza minima di 21 mila lire (valore convertito dai ducati borbonici nella moneta repubblicana precedente a quella dell'euro), nove anni dopo ne fruttava 34.000.
Castellaneta,
la prima Cattedrale retta dal Vescovo D'Avanzo
Altare del Duomo di Castellaneta, dedicato all'Immacolata, fatto realizzare dal Vescovo D'Avanzo con la scultura lignea del noto artista napoletano Francesco Citarelli.
Duomo di Castellaneta, lapide commemorativa dettata dal Vescovo D'Avanzo a ricordo del Dogma dell'Immacolata definito da Pio IX nell'anno 1854
Trasferito in seguito nella Diocesi di Calvi e Teano, il suo biografo riferisce : " Egli godeva di abbondanti rendite di famiglia e, con innata prodigalità, spendeva tutto per restauri di Seminari e Chiese e per opere di beneficenza". I manoscritti mostrano un arco temporale che abbraccia un breve periodo che si snoda tra il 1859 sino al 1861. Domanda : come mai in questi documenti non si evince una continuità amministrativa ; in quale altri modi venivano registrate le rendite o i fatturati dei beni familiari? Tra le ipotesi che potrebbero emergere circa i brevi soggiorni che trascorreva ad Avella presso la sua famiglia, forse c'èra anche una diligente premura che lo spingeva ad assicurarsi che il loro patrimonio godesse di buona salute per l'interesse di tutti e a beneficio delle sue iniziative. Esistono altri due elementi che potrebbero suffragare queste ipotesi : un caso giudiziario che vedrà coinvolto il Vescovo D'Avanzo ed alcune note presenti nel biglietto autografo, recentemente rinvenuto, visibile nella pagina di copertina. Nel 1860 si verificarono due eventi importanti sia per l'Italia che in via ufficiosa registrava un cambiamento sul piano politico, perché i diversi regni presenti sulla penisola furono annessi al Regno di Sardegna per formare, sotto la guida di casa Savoia, uno stato unitario. Nello stesso anno, la Santa Sede chiede al Vescovo D'Avanzo di trasferirsi nella Diocesi di Calvi e Teano. Lungo la strada egli subirà un attentato, dopo i primi soccorsi e qualche breve periodo di convalescenza, ritorna ad Avella per protrarre il suo riposo. Frattanto, da Mugnano partí una denuncia da parte di un certo Domenico Stingone, avversario del regime borbonico e di chi lo sosteneva. Nel documento indirizzato all'autorità giudiziaria del tempo, figurano i nomi di un sacerdote del paese, D. Nicola Sirignano, Suor Concetta, superiora dell'istituto di S. Filomena ed infine il Vescovo Bartolomeo D'Avanzo, con il reato di progettata cospirazione politica contro l'attuale governo che si era da poco costituito. Così, furono convocati i presunti imputati insieme a 14 testimoni provenienti da altrettanti famiglie notabili di Avella che smentirono le accuse, riferendo che le visite del D'Avanzo erano occasionali, mosse unicamente da ragioni familiari. La Corte, accertata l'inconsistenza delle prove, dispose che il caso venisse archiviato e gli accusati prosciolti da ogni accusa. Dopo questo increscioso episodio, il Vescovo D'Avanzo prosegui il suo viaggio dove, sul finire, l'attendeva una brillante carriera.
Biglietto autografo del 1859
Nel biglietto sopra menzionato, risalente all'anno precedente 1859 si legge quanto segue : " mi accorsi che dai quei coppi di 50 ducati ognuno, esigiti da due anni, D. Rosina aveva tolto a me quattro piastre da ciascuno e vi mancavano ducati 21,40 in tutta la somma. Bella fiducia, che io riponeva in questa donna!!! A mio ricordo e lezione di avvertenza ". In questo piccolo appunto figura un accordo privato, informale, supportato da una grande fiducia iniziale. Da una parte, lo scrivente fa notare : la stima del bene, oggetto del negoziato, dall'altra la scaltrezza di una donna che approfitta della disponibilità mostrata dal legittimo proprietario, sottraendo da una somma che, convertita in una valuta recente, ammonterebbe intorno a €. 2.500.00, mentre l'affittuaria ne sottrae €. 1.070.00 a suo totale vantaggio. Per questo, nella nota finale, non appare un segno di indignazione, tanto meno viene preannunciata un' azione per esigere giustizia, ma semplicemente : un ricordo, un'avvertenza, un invito alla prudenza in un tempo futuro, che solo uno spirito equilibrato, oltre ogni misura, avrebbe potuto sortire con espressioni così pacate e prive di risentimento. Anche in vista della sua dipartita, il Vescovo D'Avanzo, divenuto in seguito Cardinale di Romana Chiesa, scrive nel suo testamento le testuali parole : " Miei successori, ricordate a tale Municipio, sempre che lo potete, che quel tal luogo, che esso ha occupato, è della Mensa Vescovile, perché io lo comprai, alla tale epoca con i denari miei".
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