Di Luigi Falco
Corso principale di Avella ( foto d'epoca)
Nell'articolo di oggi ci occuperemo ancora della figura del nobile prelato Avellano Bartolomeo D'Avanzo. Benché egli è stato un personaggio pubblico, distintosi per le sue qualità e per il servizio che rese in seno alla Chiesa e alla società del suo tempo, restano tuttavia delle incognite su di lui, che inducono i suoi estimatori contemporanei a sollevare quel velo di mistero che avvolge ancora alcune vicende legate alla sua contenuta biografia. Non c'è alcun dubbio che i suoi valori, la formazione ricevuta, il grado di intelligenza che dimostrava, faceva la differenza, non solo tra le persone comuni che lo circondavano, ma persino negli ambienti accademici da lui frequentati, là dove, per questo egli era molto stimato. Al di là degli orientamenti ideologici che ciascuno può mostrare, rispetto alle proprie scelte e convinzioni personali, egli può essere considerato un esempio che può aiutarci a chiarire alcuni luoghi comuni secondo i quali un territorio dovrebbe mostrare il suo valore nella misura in cui riesce ad affermarsi per le sue attività produttive o imprenditoriali . Quanti, leggendo l 'antica storia di Avella, si saranno imbattuti più volte in queste definizioni : - Virgilio, nell' Eneide, la elogia perché produttrice di mele, nocciole, fagioli, ciliege - così pure - Plinio ne apprezza le cipolle, perché il terreno le rende dolcissime e bianche. Pur condividendo la bontà delle colture della terra, queste affermazioni le ho trovate sempre molto riduttive, rispetto ad una valutazione di giudizio, se si considera che gli uomini che le utilizzarono erano degli intellettuali, avrebbero per questo potuto intravedere molto altro, in un territorio in cui era presente : ricchezza di umanità , forse del talento, che superava la dolcezza delle mele ed anche quella delle cipolle . Il caso storico di S. Paolino da Nola, che si appella alla generosità degli Avellani per la richiesta d'acqua e da essi concessa, può costituire un precedente che non lascia equivoci e distingue : lo spirito di umorismo, dalla concretezza della realtà umana che utilizza il mezzo, per esaltare le sue qualità spirituali più intrinseche . Alcuni studi condotti in ambito filosofico ed Antropologico , sul significato di Cultura, dal latino ( Colere) ci aiutano nella comprensione sia delle cose che dei comportamenti umani. Secondo l' accezione antropologica, la cultura abbracciarebbe : l'agire umano, il rapporto con la Comunità sociale e le attività di cui i prodotti sono l'espressione del suo lavoro. In senso Etnografico, la cultura è intesa quell'insieme complesso che include le conoscenze, le credenze, l'arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall'uomo in quanto membro della società. Nella Filosofia, Kant associa alla cultura il significato di Civiltà che si realizza attraverso l'educazione, lo studio, la conoscenza. Credo, per tutto questo, che la figura dell'uomo, in un contesto naturale e sociale, sia da considerarsi : la principale chiave di lettura da utilizzare, per comprendere la sua storia e valore che incidono anche sul suo territorio. Resta comunque un dubbio : o gli scrittori latini sopramenzionati avevano trovato un mondo sociale ancora involuto , oppure la loro valutazione complessiva della visita, durante il loro breve soggiorno Avellano , non offriva altri riferimenti, se non l'apprezzata produzione dei frutti e delle derrate alimentari da essi segnalati. Bartolomeo D'Avanzo, rispetto a tutto questo, esprime il frutto umano per eccellenza, la primizia, l'anima, l'espressione Identitaria di due culture da cui egli proveniva, sia per le sue radici sociali, che per quelle familiari. Il suo profilo umano è al tempo stesso indice di una sensibilità coltivata, dove l'educazione, la formazione contribuirono molto ad accentuare qualità che in lui erano già connaturate. Soffermandoci sulla sua Biografia, manca una parte importante circoscritta alle sue prime esperienze sociali legate all'arco temporale circoscritto all' infanzia ed adolescenza. Si può immaginare, però, quale fosse il contesto storico, in cui egli visse , quali i modelli culturali che prevalevano, le consuetudini ed i limiti imposti alla sua libertà. La sua vita sembrava essere stata già tracciata da una mano misteriosa che la dirigeva . Il clima socio - culturale di provenienza, aveva influenzato molto le sue scelte. Con il tempo la sua reputazione cresceva sempre più sin da portarlo alla frequentazione di contesti culturali e luoghi di lavoro prestigiosi legati in parte ai compiti di responsabilità che gli venivano affidati. Il suo idealismo e pragmatismo lo renderanno una persona di pensiero e di azione, forse, da parte di alcuni considerato : - l' uomo della Provvidenza! Infatti, dopo la nomina di Vescovo, egli sarà a Castellaneta inviato per occupare la sede episcopale di quella Diocesi. Passava abilmente dalla scrivania ad un cantiere edilizio, per orientare e sostenere quelle iniziative mirate ad offrire servizi necessari sia alla formazione culturale del clero, sia per aggiungere decoro ai luoghi di culto o per assicurare il suo soccorso in favore di malati o persone indigenti. Nel 1854 infieriva il colera in tutta la sua Diocesi. Il Vescovo D'Avanzo si tramutò in semplice Parroco. Egli, innanzi a tutti i suoi sacerdoti ispirava coraggio, confortando i moribondi e provvedendo ai superstiti.
Mons. Bartolomeo D'Avanzo neo- Vescovo di Castellaneta, ornato della gran Croce ricevuta dal Ferdinando II Re di Napoli
Il Re Ferdinando II di Napoli, colpito dalla concreta testimonianza del Vescovo D'Avanzo, come ricordo dell'eroica carità mostrata, lo insigní della gran Croce della Commenda di Francesco I. Nel 1860 fu nominato Vescovo di un'altra Diocesi, Calvi e Teano. Durante il viaggio, nei pressi di Gioia del Colle, subí un attentato da parte di alcuni malviventi. Egli rimase lievemente ferito, tuttavia fu condotto a Bari per ricevere cure sanitarie appropriate. Durante il periodo della sua degenza, fu sorvegliato a vista per espresso volere di Giuseppe Garibaldi. Una volta rimessosi, riprese il viaggio per raggiungere la sede assegnatagli presso la Diocesi di Calvi e Teano. Purtroppo, il clima di anticlericalismo che regnava in quel tempo, lo costrinse per un periodo a vivere esiliato in un Convento dei Cappuccini a Sorrento. Il giorno 8 Dicembre del 1869, fu invitato a Roma per prendere parte all'apertura del Concilio Vaticano I. In quella occasione erano presenti più di mille partecipanti tra Vescovi, Cardinali ed esponenti di importanti Congregazioni religiose. Tra i temi proposti durante le sessioni di incontro c'èra quello riguardante l'infallibilità del Papa. Tra gli oratori presenti c'èra lo Strossomayer, considerato un colosso della scienza tedesca, fermo oppositore dell'autorità papale. La deputazione " De Fide" incaricò il D'Avanzo per confutare ogni obiezione formulata dal collega tedesco. Il giovane Vescovo Avellano, intervenne con una potentissima eloquenza da stupire tutta l'assemblea vaticana, che dovette frenarsi per non applaudire, perché in quel tempo era vietato dal rigido ed austero protocollo. Per tali motivi egli fu considerato uno dei più dotti Vescovi del Concilio. Nel 1876 il Papa lo convocherà a Roma per conferirgli il titolo Cardinalizio oltre ad affidargli un importante dicastero che lo portò a trasferirsi nella Capitale. Dopo alcuni anni, nel 1882, a seguito di un malore che accusò durante una Messa da lui celebrata nella Basilica di S. Pietro, fu costretto a far ritorno ad Avella per curarsi.
Bastone da passeggio utilizzato dal Cardinale negli ultimi tempi della sua malattia. Una recente sorpresa ( foto di Luigi Falco)
Ma egli era un irriducibile, perché non tollerava vedere persone e cose abbandonate in cattive condizioni. In quell'anno decise di finanziare personalmente il restauro della Chiesa Collegiata che un tempo era stata sua parrocchia, ma versava in un totale stato di abbandono. Erano richiesti lavori urgenti alla copertura in tegole, gli intonaci delle pareti interne, la ripresa di tutti i decori in stucco del soffitto e dei sacelli laterali, il rifacimento del pavimento, il restauro delle opere d'arte, la facciata e qualche anno dopo furono effettuati degli interventi anche al campanile. I lavori durarono circa un anno e la Chiesa fu riaperta l'anno successivo il 13 maggio del 1883. Fu l'Eminente Cardinale ad innaugurarla accolto in Chiesa da tutto il popolo da scroscianti applausi celebrando con rito solenne la S. Messa. Quel lavoro, oggi, sarebbe costato milioni di euro, lunghi tempi di attesa per il disbrigo delle procedure richieste per l'avvio del cantiere, continue interruzioni, richieste ulteriori di stanziamenti, conflitti di competenze fra i vari Enti, malessere tra i cittadini e legittimi dubbi sull'intera operazione compiuta. Ma ciò che colpisce in questo caso è l'assenza di contributi chiesti sia a privati che agli organi governativi pubblici.
Lapide realizzata dal Comune nel 1882 per esprimere riconoscenza all'illustre concittadino per la generosità mostrata nel restauro della Chiesa monumentale di S. Marina in Avella
Nel caso di Avella, tutto ciò che poté disporre il Comune in quel tempo, fu la realizzazione di una lapide posta sul lato interno della Chiesa, sulla quale sono riportate espressioni di riconoscenza.
Busto in marmo del Cardinale realizzato dall'artista napoletano Stanislao Lista
L'anno dopo ci fu per il generoso Cardinale il triste epilogo. Il 20 di Ottobre 1884 egli chiuse per sempre i suoi occhi a questa vita, lasciando un patrimonio di affetti e di ricordi che rivivono soprattutto nella sua Biografia e nei documenti autografi conservati nell'archivio storico Diocesano. I suoi nipoti fecero realizzare per l'amato zio, un Pregevole sepolcro in marmo all'interno della chiesa, per custodire nel tempo i resti di un illustre prelato e cittadino Avellano.
Monumento sepolcrale del Cardinale Bartolomeo D'Avanzo con teca contenente alcuni effetti personali appartenuti a lui.
Purtroppo le autorità civili non concessero le autorizzazioni, affinché, dopo l'esumazione del corpo, i resti venissero posti dignitosamente nel prezioso Scrigno di marmo. Ma alcuni devoti montanari, si portarono nel vecchio cimitero situato alle spalle del castello, riuscirono a prelevare la bara e la portarono a valle, nella Cripta sottostante il monumento a lui dedicato, ricoperta da uno strato di calce, in attesa di tempi più favorevoli perché venisse ricuperato il contenuto e posto all'interno del monumento. Da allora è calato un velo di mistero su questa vicenda. I fedeli hanno sempre creduto che quella tomba contenesse i resti del loro illustre concittadino, invece, continua ad esserci solo polvere. Qualche settimana fa, ho chiesto di essere accompagnato in quella oscura cripta seguendo le indicazioni presenti nella biografia realizzata dallo storico che si è occupato del Cardinale, ho perlustrato ogni punto, ma non c'èra alcun segno che lasciasse trasparire una traccia di sepoltura, sia pure approssimata. Così, ho presentato un'istanza all'Autorità Diocesana ed ottenuto un colloquio, per esporre l'intera vicenda che in questo lungo silenzio, individua delle chiare responsabilità su cui continueranno a rimanere tante incognite. Spero, insieme a tanti cittadini, che almeno la memoria di quel Vescovo illustre, quale fu Mons. Bartolomeo D'Avanzo, nel 140° anno della sua morte, possa essere riesumata attraverso una serie di iniziative che l'ente Diocesano vorrà curare con lo stile con cui si approccia agli eventi più significativi legati alla storia del suo territorio.
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Commenti
Sono orgogliosa di essere una tua amica
Un uomo di cultura ( quale sei) e di una spiccata sensibilità è da onorare dalla intera città del baianese
Complimenti!