Di Luigi Falco
Annunciazione, dipinto Sec. XVI altare maggiore Convento di Avella ( foto di Luigi Falco)
Cari Amici, siate i ben venuti in questa piccola località collinare dove, da tempi secolari, esiste un antico borgo, che nel tempo si è espanso ed il suo fascino si è rivelato un motivo di attrazione per uomini di ogni generazione . Noti poeti, scrittori dell'epoca romana, come Virgilio, Plinio, S. Paolino da Nola, l'hanno citato in alcune loro opere. In questo paese esistono ancora oggi siti storici, soprattutto un Museo in cui è possibile effettuare una visita per apprezzare oggetti comuni, altri più ricercati, appartenuti alle diverse Etnie che scelsero di abitare in questa ridente località naturale. Il tema della visita di quest'oggi, riguarda, invece, un antico Convento costruito verso la fine del cinquecento, tra il 1580 - 1590. Questa complessa costruzione è situata in un punto centrale del paese, denominato Decumano maggiore o strada che attraversa i palazzi e la Chiesa lungo tutto il suo tratto . Il popolo Avellano è stato da sempre capace di adattamento, sia pure con delle giustificate riserve, mostrando disponibilità e generosità verso i vicini ed i lontani . Ed è un noto Vescovo vissuto in epoca romana, quale resta tutt'oggi S. Paolino di Bordeaux o da Nola che in un suo scritto elogia gli abitanti di questo territorio, per aver creato un'opera idrica che consentisse di far defluire l'acqua verso Cimitile, luogo in cui sorgevano le Basiliche Paleocristiane, e serviva per le necessità della Comunità che viveva intorno ad esse. Sempre da un atto collettivo di generosità, nasce l'idea - progetto per una casa Francescana che nella metà del '500 sarà fortemente sostenuta da tutta la collettività, con l' acquisizione del suolo, dei mezzi e della manodopera, dando luogo ad un cantiere a cielo aperto, dinamico nel lavoro, proiettato verso la speranza. Le circostanze che favorirono questa iniziativa ed il suo sviluppo, pare siano scaturite in occasione del periodo Quaresimale, quando fu invitato un certo Frate Gerolamo Guerriero, di origini Avellane, per condurre un ciclo di predicazioni nella Chiesa principale di questa Comunità. La sua parola infuocata, piena di ardore, attirava gli umili fedeli e fece breccia in molti cuori, sin da spingerli verso un'azione prossima che avrebbe cambiato la visione di una Chiesa, forse, troppo autoreferenziale in quel tempo, ma persino la struttura urbanistica del centro abitato occupato prevalentemente dai rappresentanti dell’aristocrazia terriera. Si sà di una stipula di contratto che vide quale principale acquirente e benefattore del terreno il Duca Carlo Spinelli, non sappiamo, invece, chi fu il progettista dell'antica fabbrica. Ma i francescani avevano in questo le idee molto chiare, perché applicavano modelli costruttivi convenzionali diffusi all'interno del loro ordine. Esistono, infatti a Nola, presso il Convento di S. Angelo in Palco, a Napoli, presso la Chiesa di S. Maria la Nova, in altre località della Campania, esempi architettonici di chiostri e di altre pertinenze annesse, in cui è possibile notare che c'èra uno schema compositivo che si rifaceva a delle regole prestabilite per la costruzione delle Chiese, per gli spazi privati o riservati alla vita delle Comunità religiose. Quello schema, però, risentiva molto dei canoni costruttivi dell'architettura romana, dove figurava la Basilica, che era semplicemente un luogo di incontro per la vita sociale, come le due ampie gallerie che abbiamo oggi in pieno centro tra Napoli e Milano. Poi c'era il peristilio o quadriportico caratterizzato da una ampia loggia perimetrale, sorretta da archi a tutto sesto, che poggiavano su colonne in pietra e capitelli con motivi ornamentali. In questo spazio molto evocativo, si realizzavano momenti di socialità ed erano un punto di raccordo della Domus, tra giardino, vani utilizzati per svariati servizi o semplicemente con una funzione di deposito. Nei periodi estivi, il piano terra si trasformava in una ampia zona residenziale. Invece quello sovrastante, nelle famiglie patrizie, era considerato piano nobile o patronale. I monaci, avendo scelto uno stile di vita più austero, utilizzavano stanze singole, la biblioteca, la sala per gli incontri ed altri locali utili per le necessità comunitarie.Esisteva, quindi, una chiara distribuzione dello spazio funzionale all’ uso del suo impiego, che conciliava : vita privata, comunitaria e pubblica. La Chiesa, in passato, era molto diversa da come appare oggi. Infatti, nel corso dei secoli ci sono state delle trasformazioni che hanno interessato soprattutto i tetti, le finestre, il grande muro di cinta, che una volta era considerato " l' ortus conclusus" e racchiudeva un'estesa area di terreno, in seguito espropriata dal Comune perché venisse realizzato : un teatro, una scuola, una piazza accessibile per uso pubblico. La Chiesa doveva avere un'impronta di stile tardo romanico, per questo molto semplice, con il portico principale caratterizzato da archi a crociera tripartiti , sorretti da colonne. Le finestre, dell’imponente fabricato, erano strette, lunghe, definite feritoie, forse, per questo l'ambiente interno non doveva essere particolarmente luminoso. Costeggiando la strada, dall'esterno, in prossimità dell 'abside, è possibile notare una delle finestre facenti parte della costruzione originaria, che insieme alle altre, furono murate per dar luogo ad una diversa tipologia costruttiva che avesse potuto garantire : una maggiore luminosità nell’ampio spazio interno. Esso si presenta ad unica navata, in fondo, nello area absidale, lungo l'emiciclo della parete, si può notare : un coro ligneo con dodici stalli risalente agli inizi del 600. Tutti gli altari, da quello centrale, sono datati tra la fine del 700. Essi sono interamente in marmo, con tarsie policrome di stile barocco e scuola napoletana. La Chiesa è uno dei luoghi più belli di Avella, non solo per i suoi significati spirituali, ma per la solennità e l'armonia che si colgono nel rapporto tra architettura e manufatti artistici presenti. Purtroppo, le scarne notizie che ci sono state tramandate , hanno stimolato la fantasia di non pochi studiosi talvolta discordanti tra di loro. Possiamo, per questo limitarci ad una piccola analisi stilistica, nel confronto tra lo spazio architettonico rapportato agli apparati decorativi, per dedurre i motivi che diedero luogo ad importanti cambiamenti stravolgendo l'impronta originaria. Tra questi elementi figurano: le opere pittoriche realizzate su supporti murali, legno, tela, quelle a rilievo, stucchi, cornici, sculture lignee visibili in diversi punti in cui esse furono collocate. La visione d’ insieme che si impone è quella barocca del primo 700. Quale potesse essere il suo stato, prima di questo periodo, per il momento possiamo formulare solo delle ipotesi. In tutti i Conventi francescani, soprattutto di epoca medioevale, si cercava di ricreare quel clima di semplicità che si ispirava alla scelta di vita compiuta del loro fondatore. Esistono ancora oggi Chiese che hanno conservato quella sobrietà evidente dalle strutture costruttive del tetto o capriate, dai decori, le superficie in pietra delle pareti, le finestre anguste ad ogiva, rosoni, con inserti di vetri policromi. Gli altari venivano costruiti in pietra, muratura o legno, con linee geometriche appena accentuate. Con il tempo, l'arte ha cominciato ha fare il suo ingresso preponderante nei luoghi deputati della fede. Assisi, Padova ci offrono dei chiari esempi con Giotto, uno di quegli artisti che aveva respirato a lungo nei luoghi francescani e seppe per questo essere un ottimo interprete del messaggio Evangelico, che gli umili frati si erano impegnati a diffondere. Varcato il cancello principale, della Chiesa, volgendo lo sguardo verso l’alto, si noteranno tre volte a crociere affrescate nel 1765, in cui vengono raffigurate alcune scene della vita di S. Francesco. Al di sopra del portone d'ingresso, si può notare una scena raffigurante l'Annunciazione. Essa è essenziale, al centro c'è un Angelo che rivolge il suo saluto alla Vergine Maria, “ Ave gratia plaena “! Questo riquadro indica da subito l’ attribuzione della Chiesa, che dal titolo rinascimentale di Vergine degli Angeli, esso viene mutato in quello dell'Annunziata. Varcato il portone in legno, si accede in Chiesa, è possibile percepire da subito : un clima di serenità e raccoglimento. Nei rispettivi lati si notano otto altari in marmo di fine 700, come quello principale situato nell'area absidale. Le due balaustre sono accordate da un prezioso cancelletto in ottone dorato, che presenta quattro figure ad alto rilievo, due angeli visibili nella parte sovrastante, mentre in quella inferiore viene riproposto il tema dell’Annunciazione, che culmina con il grande dipinto che si trova al di sopra del coro ligneo nell’emiciclo del catino absidale. Ai lati si possono notare due dipinti, a sinistra S. Giuseppe visitato da un Angelo, dal lato opposto Maria che visita Elisabetta sua parente. Contrariamente da quanto è stato diffuso da parte di persone autorevoli vissute anche nel Convento e di coloro che si sono adoperate per diffonderne la conoscenza, le tre opere visibili sulla parete di fondo dell'altare non appartengono allo stesso autore, cioè Giuseppe Castellano, perché quella centrale era preesistente, ma collocata in un altro punto della Chiesa. Intorno al 1720 la Chiesa subisce una grande trasformazione, dopo un restauro operato alla copertura del tetto, viene realizzato un soffitto ligneo ripartito da cinque riquadri , il più grande è quello centrale, contornato da una spessa cornice modanata in foglie d'oro, gli altri due, di misure inferiori, si trovano alle due estremità e racchiudono scene pittoriche dedicate a dei Santi dell'ordine francescano, fatta eccezione per uno, S. Domenico, il fondatore di un grande ordine. . Per questo lavoro, viene contattato l'artista Giuseppe Castellano, il quale avrà il compito di trasporre il nuovo tema che darà il titolo ad una Chiesa completamente rinnovata. L'artista, su richiesta dei suoi committenti, realizza la grande tela del soffitto e gli altri quattro dipinti ben visibili nei rispettivi lati. Al di sopra della porta principale, dal lato interno, c è un altro coro occupato da un organo a canne, sicuramente risalente allo stesso periodo in cui furono eseguiti i lavori di ristrutturazione tra il 1720/24 ed è l'unico strumento più antico rimasto ad Avella, dopo la rimozione di quelli esistenti nelle altre Parrocchie. Sul lato destro della Chiesa, ci sono due pale d'altare dipinte su tavola e tela risalenti al XVI - XVII Sec. di autore ignoto. La prima raffigura S. Lucia affiancata da S. Agata e S. Caterina Da Alessandria. L'altra opera riproduce la scena della deposizione. Anche questo dipinto è stato più volte attribuito erroneamente a Rubens, pittore fiammingo, autore storicizzato, per questo le sue opere sono da tempo ben note per soggetti, stile e composizione. Un ‘ altra opera degna di attenzione si trova a sinistra, appena entrati dalla porta principale. La scena raffigura la Vergine assista sulle nubi, attorniata dagli Angeli e nella parte sottostante c è S. Giovanni Battista e S. Francesco D’Assisi. L'autore di questo quadro si presume sia Silvestro Buono. Le tre statue lignee di S. Francesco, S. Antonio, S. Pasquale sono della metà del 700 e possono considerarsi le uniche fatte realizzare per la Chiesa francescana. Le altre, antiche e recenti, seppur di Pregevole fattura, hanno provenienze diverse e sono state adattate all'interno di uno spazio in cui una volta esistevano solo dipinti, in parte ancora conservati al piano superiore, un tempo abitato dai superstiti dell'ultima Comunità. Tra qualche tempo sarà pubblicata on - line una guida a colori più dettagliata che fornirà una lettura critica di questa Chiesa e delle strutture attigue. Chi fosse interessato all’ argomento, può accedere semplicemente al seguente indirizzo :
www.art-space-academy.it dove è possibile trovare altre novità culturali e notizie riguardanti Avella ed il territorio che lo circonda.
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