Di Luigi Falco
Gruppo di sculture presepiali di Arnolfo di Cambio. Basilica di S. Maria Maggiore. Roma
Se c'è un testo antico, che per necessità divulgative, si è avvalso dell'arte, sicuramente, il Vangelo può essere considerato tra quelli che ha ispirato sino ad oggi molti artisti, drammaturghi, sceneggiatori e musicisti. In Europa si hanno notizie di drammi sacri teatralizzati intorno al 970. In un antico documento, il Vescovo Inglese di Winchester, descrive una sacra rappresentazione, vista probabilmente in Francia presso la cittadina di Limoges. A queste notizie vorrei aggiungere un'esperienza autobiografica, che mi coinvolse allor' quando appresi da un giornale che nella città di Trieste si sarebbe svolto un importante convegno su il " Teatro e la Bibbia". Un tema insolito, ritenni persino pretenzioso immaginare lo svolgimento di racconti che prevedevano battaglie, eventi prodigiosi all'interno di uno spazio teatrale che per tutto questo poteva apparire limitato. Del resto la cinematografia ha sempre utilizzato alternativamente ambientazioni esterne ed interne con un effetto scenografico più coinvolgente e adatto ad un lavoro di ripresa piuttosto che per esibizioni da palcoscenico. Compresi con la maturità che la funzione del teatro non era tanto quella di rappresentare, bensì quella di evocare la realtà, ricorrendo sia ad elementi simbolici che al dinamismo espresso nella gestualità o azione interpretativa dei soggetti coinvolti sulla scena aperta. Non esitai, per questo, a contattare la segreteria per prenotarmi ; curiosità ed interesse culturale prevalsero di fronte alle lunghe distanze chilometriche e a qualche imprevisto di viaggio. Giunto in città, mi affrettai per raggiungere la sede del Convegno, là dove fui stupito nel constatare tra gli astanti una nutrita presenza Accademica proveniente dalle principali Università Europee, per discutere di un argomento di cui si era molto occupato non solo l'arte ma persino la storia e la letteratura. Là compresi quanto fosse radicata la cultura religiosa all'interno del contesto sociale Medioevale, tanto che, ogni forma di rappresentazione ispirata ad essa, sembrava essere inadeguata. Il teatro, in funzione di questa esigenza, era considerato non solo sacro, ma molto più espressivo, per questo più vicino alla natura umana. Così, lo spazio della rappresentazione, acquistava un medesimo significato, sia che esso venisse utilizzato in un contesto urbano che in quello più raccolto all' interno di una Chiesa monumentale.
La Natività nell'arte, fenomeno culturale.
Mosaico raffigurante la Vergine con Bambino tra gli Angeli in S. Apollinare Nuovo, Ravenna.
Molti artisti, dal periodo paleocristiano in poi, avevano cercato di offrire un grande apporto per la diffusione di una catechesi indirizzata ai ceti meno ambienti, attraverso complessi apparati iconografici. Si pensi alle splendide Basiliche di Ravenna, che dal periodo paleocristiano a quello bizantino ci hanno tramandato superbi capolavori di Arte musiva, che per la loro finalità furono considerati : " La Biblia pauperum".
Roma Basilica di S. Maria Maggiore. Navata centrale
A Roma esiste, un' altra Chiesa in pieno centro, che ho avuto modo di visitare in più occasioni , quella di S. Maria Maggiore o in Nives. Il suo interno presenta un impianto strutturale di impronta paleocristiano ben conservato, con un ciclo di mosaici dai vividi colori, ispirati ai temi biblici, sintetizzati tra le arcate delle navate laterali che si accordano con quello trionfale del transetto. Questa Basilica , fin dalla fine del VII secolo e per tutto il Medioevo, era chiamata Sancta Maria in Praesepium, in quanto ospitava le sacre reliquie della mangiatoia in cui fu deposto il Bambino Gesù, diventando luogo di pellegrinaggio, considerata quale la “Betlemme d’ Occidente”.
Reliquiario contenente alcuni resti della mangiatoia in cui fu deposto Gesù. S. Maria Maggiore, Roma.
Nel 1291 Niccolò IV, primo Papa francescano, affidò all'artista toscano Arnolfo di Cambio il compito di realizzare un presepe scolpito interamente in pietra ancora oggi presente nella suddetta Basilica, desiderando avere un modellino della Grotta di Betlemme, che rievocasse la rappresentazione storica-teatrale della nascita di Gesù, realizzata da san Francesco d’Assisi nel Natale 1223 a Greccio, con l’aiuto del nobile Giovanni Velita.
Giotto, raffigurazione del primo presepe vivente con la partecipazione di S. Francesco. Assisi
Puer Natus est Nobis. Corale miniato Sec. XV
Prima di addentrarci nelle forme d'arte e comprendere lo sviluppo che esse hanno avuto nel tempo con altre contaminazioni culturali, è importante compiere una lettura critica del testo storico da cui la narrazione orale e quella artistica attingono spunti o riferimenti. Per questo il pensiero va ai tre Evangelisti Matteo, Marco, Luca, la cui versione dei loro racconti, posta in relazione con i fatti da essi narrati, è considerata sinottica, cioè analoga. Ma, talvolta, si riscontrano delle sospensioni narrative, persino delle omissioni, che rendono per questo difficile trovare una chiave interpretativa, come ciò continua ad avvenire in molte ricostruzioni artistiche contemporanee .Matteo, il primo evangelista, al (Cap. 1, 24) si limita alla descrizione della nascita utilizzando queste testuali parole : " Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, la quale senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù". A parte questo non esiste alcuna descrizione del luogo, né riferimenti a persone o animali. Al (Cap. 2, 9 -11) Egli prosegue :" Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella Casa , videro il bambino con Maria sua madre, e prostrati lo adorarono ". Questo passaggio è molto importante ed aggiunge un particolare non trascurabile per ciò che riguarda la visione spaziale e temporale che sfugge soprattutto a quanti si occupano di ricreare plasticamente l'ambientazione presepiale, come descritta dai suoi autori. In questa scena la giovane famiglia non è in una grotta, che avrà lasciato con le prime luci dell'alba, bensì in una casa. Per questo è impensabile immaginare : che essa si fosse trattenuta per più di dieci giorni in un anfratto roccioso, ad attendere visite dévote, come lo fu quella assai gradita dei Magi giunti da una terra non lontano del vicino Oriente. L' Evangelista Marco, invece, compie un lungo salto narrativo a partire dal ( capitolo 1 al versetto 11 ). In questo caso egli non offre alcuna descrizione circa la nascita di Gesù, ma lo presenta ormai adulto e già conosciuto, alla presenza di Giovanni, per lasciarsi battezzare nel fiume Giordano, come era consuetudine per molti attratti dalla predicazione dall'asceta del deserto. Luca, invece, nel riportare la sua descrizione, sembra essere più preciso, soprattutto a riguardo del contesto storico - politico, ma anche egli trascura particolari che in alcuni casi sembrano apparire secondari. Infatti al (Cap. 2, 22) egli così si esprime, riferendosi a Maria e alla nascita del bambino : " Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'èra posto per loro nell'albergo". Non fu diverso l'annuncio degli Angeli, che si manifestarono più in là ad alcuni pastori, per invitarli a recarsi presso il luogo in cui era avvenuta la prodigiosa nascita del bambino. Essi, infatti, utilizzarono solo due indicazioni necessarie al suo riconoscimento : alcune fasce ed una mangiatoia. Il narratore non accenna alla presenza di animali, tanto meno a quella dei Magi. Perché, dunque, sono importanti queste precisazioni? Il luogo che la giovane coppia aveva trovato come alloggio di fortuna, probabilmente doveva trovarsi in una zona agricola. Questo per significare che il proprietario di quell'area, avvalendosi di un bue per arare il suo terreno, lo considerava, come molti della sua categoria, uno strumento indispensabile al suo lavoro e mai avrebbe potuto lasciare il suo animale incustodito in una grotta durante la notte, se non nelle soste del giorno, necessarie al suo nutrimento e riparo da repentini cambiamenti climatici. Sicuramente, l'asino, che i giovani viandanti avevano utilizzato per spostarsi da Nazareth verso Bethlehem, per i loro adempimenti anagrafici, trovò riparo insieme ad essi in quell'unico posto, che garantiva riservatezza e protezione. Pertanto, una volta acquisite queste informazioni, è difficile pensare ad una narrazione, che in alcuni tratti appare supposta e statica, dove lo svolgimento dell'intera vicenda o racconto natalizio termini nello stesso luogo in cui esso sembra avere avuto il suo inizio.
Giotto, Adorazione dei magi. ( 1303 - 1305) Cappella degli Scrovegni. Padova
Difronte ad una vera difficoltà descrittiva, Giotto, il pittore fiorentino, manifesta le sue incertezze, ora affrontando il problema, sintetizzandolo in unica soluzione, un tempo successivo, ritornando alla sua interpretazione originaria. Il caso si riferisce alla prima realizzazione che egli compirà per la Basilica superiore di Assisi ,dove l'ambientazione scenica richiama anche l'azione temporale del racconto , che si svolge al suo interno. A Padova, presso la Cappella degli Scrovegni, l'artista mostra un ripensamento, come se avesse voluto ritrattare un problema che sembrava essere stato già risolto. Egli, infatti, sfrutta la parete di una roccia, alla quale accosta una struttura in legno per indicare un semplice luogo di riparo, dove concentra l'evento della natività e la visita dei Magi. Sicuramente i suoi racconti non si sottraevano all'acuta osservazione di chi, avendo attinto alle fonti del racconto evangelico, poteva per questo rilevare le incongruenze a cui il noto maestro palesava apertamente i suoi errori.
Giotto, Adorazione dei magi. (1228). Basilica superiore di Assisi
Purttavia, l'intuizione geniale dell'artista, mostrata nel suo importante esordio presso la Chiesa della nota cittadina umbra, restituisce la paternità del racconto all'evangelista Luca e Matteo, con la differenza, riscontrabile nella descrizione della casa, in cui la giovane madre avrebbe ricevuto gli ospiti illustri giunti per onorare il prodigioso bambino, la quale presenta una struttura architettonica molto articolata, suddivisa in più livelli, come ad indicare l'appartenenza ad un alto rango sociale a cui la giovane coppia sembrava dovesse essere riconosciuta.
Napoli, Basilica di S. Chiara dove Giotto operò durante il suo soggiorno presso la Casa Angioina
Giotto, benché, era impegnato nella sua ricerca tecnico - stilistica, continuava a ricevere importanti commissioni, non solo da parte della Chiesa, ma anche dal mondo politico particolarmente in vista durante il suo tempo. Infatti, egli giungerà anche a Napoli dove lavorò dal 1328 al 1333, chiamato dal re Roberto D'Angiò, il quale regolarizzò la sua commissione con l'artista mediante un contratto ancora conservato presso l'archivio storico napoletano. Cennino Cennini , in seguito, ebbe a dire che egli " tramutò l'arte dal greco in latino" per indicare il passaggio stilistico che l'artista riuscì ad introdurre tra un'epoca ancora segnata dalla cultura bizantina, verso una era nuova che vedeva l'arte caratterizzata da un genere più moderno, in cui venivano evidenziati : valori formali e quelli espressivi presenti sia nella natura che nei tratti dei suoi personaggi.
Avella, esempi di pitture rupestri in cui viene presentato il tema dell'angelo con una chiara differenza di stile a significare l'influenza del messaggio di Giotto tra i suoi contemporanei.
Napoli, Chiesa di San Lorenzo maggiore. Interno
Roma, Natività di Pietro Cavallini. 1291. S. Maria in Trastevere.
Napoli, Natività di Montano d'Arezzo. 1300
A Napoli ci sono alcune opere che documentano il rapporto di lavoro che l'artista toscano riusciva a realizzare per l'esecuzione di imponenti rappresentazioni nei luoghi simbolo della Corte Angioina. Nella Chiesa di S. Lorenzo Maggiore, nel centro più antico della Città, dove sono ritornato recentemente, esistono tracce di due artisti importanti che collaborarono con Giotto. Il primo è Giovanni Barrile, che affiancò l'artista fiorentino nel progetto di lavoro durante il suo soggiorno napoletano. Il secondo, invece, è Montano da Arezzo, che aveva collaborato insieme a Giotto per la decorazione della Chiesa di Assisi ed in seguito chiamato dalla famiglia Angioina di Napoli per altre commissioni ; la più nota è la realizzazione della Maestà di Montevergine. Entrambi, ci hanno lasciato alcuni dipinti sulla Natività presenti in S. Lorenzo Maggiore. Montano da Arezzo era stato anche a Roma dove aveva collaborato presso la bottega di Pietro Cavallini. La scena della Natività, visibile a Napoli, mostra il chiaro influsso che l'artista aretino ricevette durante il suo soggiorno romano nella bottega del noto maestro .
Napoli, Natività di Giovanni Barrile, 1333 - 34.
S. Lorenzo Maggiore
Napoli, il Presepe dei maestri di S. Gregorio Armeno
Il Presepe, ancora oggi, da un punto di vista del suo messaggio, è un problema non risolto , per questo poco compreso. Le motivazioni sono molteplici, perché alla lettura evangelica si è sovrapposta da più tempo una visione antropologica, etnica, sociale a cui si aggiungono le tre fedi: quella religiosa, edonistica e commerciale. In tutto questo si aggiunge : una forte componente psicologica , dove, il tema della festa, a priscindere dai suoi significati , sotto una spinta emotiva collettiva, si trasforma per alcuni in un pretesto, per trovare espedienti utili ad esorcizzare i propri disagi o mali interiori e per aggiungere note di illusoria spensieratezza alla propria vita, quando la mente fatica a trovare soluzioni concrete di fronte ai problemi che la quotidianità aggiunge all'esistenza umana. La versione napoletana di questo presepe sintetizza, nell'accostamento dissacrante dei suoi personaggi, il senso di queste parole, che oltre a supporre l'intrinseco valore del mistero cristiano, ne evidenzia la sua degenerazione, oggi, più che mai presente nel costume e nella morale sociale più diffusi. Tuttavia, la consapevolezza del male può trasformarsi in segno di saggezza, rimedio e speranza, per auspicare un cambiamento che potrebbe rivestire il carattere di una nuova e significativa rinascita all'interno di ogni contesto sociale e culturale pensato su scala globale.
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