Di Luigi Falco
Nella vita di ognuno di noi sarà capitato almeno una volta, di imbattersi con chi, avvertendo il proprio disagio culturale, abbia esordito dicendo : " io provengo dalla scuola della strada". Si dà il caso che le strade non siano tutte uguali e non abbiano lo stesso punto di convergenza o la medesima destinazione. Oggi, ancor più, questa affermazione si rivela di significato molto dubbio, soprattutto per chi vive in città, dove si possono notare telecamere poste lungo strade e piazze ritenute punti strategici per la convivenza e sicurezza civile ; pattuglie delle forze dell'ordine disposte presso arterie importanti dei centri storici, edifici di culto, banche, stazioni ferroviarie, marittime, aeroportuali, uffici della pubblica amministrazione ed attività governative. Questa situazione è sintomatica di uno stato di malessere generale che preoccupa ed ha ben altro da insegnare a quanti, attraverso le strade della vita, credono di attingere spunti di saggezza a supporto della propria esperienza umana.
Ricostruzione di una strada di Napoli di fine 800 dai racconti di Matilde Serao.
Riporto qui qualche fatto personale , dove per imprudenza e fatalità, mentre ero a Napoli in alcune strade di un centro storico, sono stato vittima di una rovinosa caduta, in seguito ho subito un furto di una somma importante e mancato al bersaglio di proiettili che volavano sulle teste dei passanti, per un regolamento di conti tra bande rivali. Purtuttavia, lungo le strade del mondo è stata vissuta e scritta la storia dell'umanità come quella di un piccolo e grande uomo che nacque in un anfratto poco distante da Gerusalemme, durante un viaggio difficile, che veniva ostacolato dalle ombre crepuscolari del giorno che volgeva ormai al termine.,
Natività, opera dei maestri di S. Gregorio Armeno, allestimento in occasione festività natalizie, Duomo di Napoli.
Là, lungo un passaggio comune a molti viandanti, al riparo di un luogo naturale, si manifestava una creatura che sarebbe stata presentata quale Messia delle genti a gli umili della terra, simbolo sociale di un' apartheid di tutti i tempi. Più avanti, Francesco d'Assisi, che aveva attinto molto dall'insegnamento del Profeta di Israele, si spogliò di sé stesso in mezzo ad una via, lungo la quale incontrò alcuni compagni di viaggio disposti ad affiancarlo in un itinerario che era ideale e reale al tempo stesso. Fondò un grande ordine ispirato alla persona di Colui che aveva posto le premesse per raggiungere un radicale cambiamento di mentalità all'interno della società umana.
. A Napoli, in Via S. Biagio dei librai, il 23 giugno 1668 nacque un filosofo : Gianbattista Vico, la porta della sua abitazione segnava il confine con una strada popolosa e rumorosa.
Gianbattista Vico, dipinto ad olio.
Benché di condizioni umili, non mancavano intorno a lui libri che egli trasformò da oggetto commerciale, attività paterna, a fonte di ispirazione ed apprendimento che lo portarono ad intraprendere altre strade, sia sotto il profilo metafisico che urbano, divenendo in seguito : segno di una cultura diversificata che si elevava al di là del rumore e polvere della strada.
Palazzo Diomede Carafa, all'inizio di S. Gregorio Armeno. Dipinto di Vincenzo Migliaro
L'intento di questa riflessione, non è quello di assumere un ruolo inappropriato, per trattare temi complessi legati al mondo della filosofia, bensì quello di evidenziare come l'esperienza umana vissuta in un contesto sociale aperto, può assumere significati diversi rispetto al grado culturale e capacità di percezione attribuito da ogni singolo individuo . Nelle aree urbane del sud, questa distinzione è particolarmente evidente nei centri di provincia , dove, in modo spontaneo, si creano raggruppamenti di persone unite per affinità anagrafiche, lavorative, politiche, associative, culturali. Sicuramente questo circuito umano veicola : informazioni, scambi di idee, di opinioni, rende visibile la gestualità, il suono della voce, l'inflessione della lingua, l'anima stessa di una comunità laicamente intesa rispetto al suo contesto culturale.
Scorcio di Via S. Gregorio Armeno, incrocio con S. Biagio dei Librai
S. Biagio dei Librai è una delle vie più antiche di Napoli che appartiene al Decumano minore situata nel centro storico della città napoletana, inspiegabilmente scelta quale luogo di elezione da parte di molti turisti, che a frotte l'attraversano durante tutto il periodo dell'anno. Essa si incrocia con vicoli stretti, privi di luminosità, con negozi che hanno saputo intercettare il target dei passanti che attratti soprattutto dal made in Italy si fermano o per acquistare dei souvenirs o per assaggiare le proposte culinarie della tradizione partenopea.
Pasticceria napoletana e le sue specialità
Infatti, nella via familiarmente conosciuta con il nome di "spaccanapoli" al civico n°31, dove un tempo esisteva la bottega di libri della famiglia Vico, oggi c è una nota friggitoria. Qui nacque e visse uno dei più noti pensatori napoletani : Gianbattista Vico.
Lapide con scritta posta sotto la finestra della casa dove visse Gianbattista Vico.
Dalla strada è possibile guardare prospettive diverse e scoprire da una piccola lapide, una grande vicenda storica che si cela dietro di essa. Come avranno notato in molti nei pressi di Via S. Biagio all'imbocco di Via Duomo, poco più avanti, sotto una finestra, al primo piano è collocata la seguente scritta : « In questa cameretta nacque il XXIII giugno MDCLXVIII Giambattista Vico. Qui dimorò fino ai diciassette anni e nella sottoposta piccola bottega del padre libraio usò passare le notti nello studio. Non c'è altro!
Esiste però una mole di materiale bibliografico, da quello scolastico, a quello scientifico, le proposte editoriali ed i canali di diffusione del sapere sono alla portata di tutti. Inizia così un'esperienza che è intellettuale, ma molto ardimentosa alla scoperta del protagonista e delle sue opere più celebri. Egli, infatti, nella sua autobiografia, riferendosi ad un incidente di cui fu vittima all'età di sette anni, che lo lasciò privo di sensi per circa cinque ore, riferisce che il medico esprimendo le sue perplessità sul rinvenimento del paziente, osservò che ci sarebbero state solo due possibilità per lui : la morte oppure una graduale solida ripresa. Quest' ultima, dopo una lunga degenza si verificò. Raggiunta la sua maturità, Vico riportò questo episodio nella sua autobiografia, scrivendo così di sé : " Ma dal guarito malore provenne che indi in poi è crescesse di una natura malinconica ed acre, qual dee essere degli uomini ingegnosi e profondi, che per ingegno balenino in acutezze, per la riflessione non si dilettino delle arguzie e del falso". Tale definizione fornisce da subito l'identik di una personalità complessa quanto furono le sue esperienze formative a stimolare in lui la ricerca verso il senso della vita, interpretato attraverso le vicende della storia. Inizia la sua avventura da autodidatta, poi si scriverà presso la scuola dei Gesuiti. Deluso da una didattica poco rispondente alle sue naturali capacità intellettive si accostò agli studi di giurisprudenza conseguendo il titolo di laurea.
Gianbattista Vico, statua collocata nel cortile dell'Università di Napoli Federico II
Si candidò per ben due volte presso l'università di Napoli per ottenere la Cattedra di diritto , purtroppo fu sfortunato e dovette ripiegare ricoprendo quella di retorica. La sua vita non fu molto agevolata, sia con una famiglia numerosa che nel mondo Accademico.
Scienza Nuova di Gianbattista Vico. Edizione del 1744
Scienza Nuova Edizione del 1816
Le incomprensioni da lui incontrate, gli offrirono tempo da dedicare alle sue ricerche e curare l'edizione dei suoi scritti. A questo periodo sono legate alcune sue opere importanti che saranno qui accennate e parzialmente analizzate. È singolare che egli partorisca uno dei suoi lavori durante un periodo di festività, poco consono alla riflessione ed esecuzione di un lavoro letterario. Infatti egli stesso, nella sua autobiografia, accennerà ad esso attribuendogli il titolo di " Scienza nuova". Scrivendo in terza persona, così farà accenno a questa esperienza carica di intuizioni che offrirà una luce ed un metodo nuovi per interpretare la storia nelle sue vicende più complesse. Proseguendo nel suo racconto egli così esordisce : " Ma il brevissimo tempo, dentro il quale il Vico fu costretto di meditar e scrivere, quasi sotto il torchio, quest'opera, con un estro quasi fatale, il quale lo trascinò si prestamente meditarla e scrivere, che l 'incominciò la mattina del Santo Natale è finí ad ora ventuna della Domenica di Pasqua di Resurrezione ; " ( GB. Vico, pag.101).
Caratteristica generale di questo suo lavoro può essere così riassunto. Il Vico pone al centro della sua ricerca e della sua riflessione la storia, coerentemente all’indirizzo culturale del Settecento che ha un interesse costante e spiccato per questo tipo di studi. Egli però sviluppa la sua analisi in modo del tutto personale, poiché non si limita a scrivere di storia, ma la interpreta e parte da essa per giungere alla filosofia. Il suo studio della storia si basa sull’integrazione tra due discipline: la filologia, che consente di accertare i fatti particolari seguendo un metodo scientifico; e la filosofia, che è la ricerca del vero e delle leggi generali alle quali i singoli eventi possono essere ricondotti. La storia nella concezione vichiana ha un’idea genericamente ciclica delle età, che è anche nota un po’ superficialmente come “dottrina dei corsi e ricorsi storici”. Vico pur attribuendo all'uomo le responsabilità del proprio agire, non parla di destino, perché egli ritiene che sia un'idea troppo determinista, mentre da intellettuale credente contempla la possibilità di una forza superiore che egli chiama Provvidenza che invece indirizzerebbe l’andamento delle cose senza interferire con la libertà umana. Il suo empirismo sul piano analitico della storia farà emergere molte idee che offriranno un notevole contributo alle scienze umane e a quelle sociali come : psicologia, pedagogia, antropologia, sociologia, scienze politiche ecc. Rimasto a lungo ignorato, Gianbattista Vico, sarà riscoperto solo più avanti. All'inizio dell' ottocento Vico inizia a filtrare attraverso la cultura romantica tanto che la sua opera Scienza Nuova diventa motivo di interesse da parte del Foscolo, Benedetto Croce, De Sanctis, Gentile ed altri intellettuali del tempo. Dagli anni 60 in poi si sono moltiplicati studi, convegni, pubblicazioni, incontri in Italia e all'estero, soprattutto nel mondo anglosassone, da ribaltare la reputazione di un pensatore napoletano, quale fu il Vico, da personaggio appartenente ad un ambito culturale locale o nazionale ad una sfera di influenza che ora abbraccia interi continenti della terra. Grazie anche a studiosi come Isaiah Berlin che è stato un filosofo, politologo e diplomatico inglese considerato uno dei maggiori pensatori liberali del XX secolo.
Napoli, Chiesa dei Girolamini
La vicenda umana e letteraria di questo filosofo e scrittore napoletano così complesso, è difficile sintetizzarla qui in ogni singola parte. Tuttavia, parlando di strada, lui le ha percorse tutte. Nacque ed operò in una delle vie più antiche del Decumano minore. Il 23 gennaio del 1744 morì e fu trasferito a quello maggiore, strada parallela dove egli aveva a lungo vissuto, portato a spalla dai suoi colleghi di Ateneo nella meravigliosa Chiesa dei Girolamini, da pochi anni restaurata. Da una semplice bottega di librai, ad uno spazio monumentale, in cui l'arte, l'architettura dialogano con i vituosismi di artisti quali : Luca Giordano, Guido Reni, Pietro da Cortona, Francesco Solimena, Nicola Malinconico, Giuseppe Sammartino ecc. Il pensatore napoletano lascerà ai giovani un messaggio esortativo, invitandoli ad applicarsi con serietà e costanza nelle proprie materie, facendo così emergere e risplendere quelle facoltà della mente che più di tutte accomunano l’uomo con Dio.
Napoli, Chiesa dei Girolamini. Tomba di Gianbattista Vico, Filosofo.
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