Di Luigi Falco
Nella storia dell’esperienza umana, la poesia occupa uno spazio singolare: non descrive semplicemente il mondo, ma lo oltrepassa, lo dilata, lo interroga. Quando le parole trascendono la realtà, non lo fanno per sfuggirle, bensì per rivelare dimensioni che spesso restano nascoste nella routine del linguaggio comune. La poesia nasce proprio da questa tensione: dalla necessità di dire l’indicibile, di dare forma a ciò che non trova collocazione immediata nella prosa dell’esistenza. Il potere della poesia consiste nella sua capacità di trasformare il linguaggio in esperienza. Ecco, allora, un esempio in cui vengono messi a confronto mondi paralleli, circoscritti al campo visivo, con quello introspettivo e sociale in un'ottica comunicativa. L' elemento naturale, un fiore, viene trasformato in oggetto e veicolo di trasmissione per la sovrapposizione di significati che possono essere ricavati soltanto all'interno di un'interpretazione simbolica. Dall'esperienza percettiva, alla ricostruzione di una forma d'arte letteraria, alla riconoscibilità del suo intrinseco valore, questi pochi versi hanno mostrato una forza prorompente da varcare persino uno dei templi lirici più noti del teatro italiano che è quello del S Carlo di Napoli. In questo articolo viene presentata una versione ridotta, accompagnata dalle suggestioni delle immagini e da alcune note critiche utili per una lettura di approfondimento.
" Cogli un fiore"
Poesia di Luigi Falco
Cogli un fiore!
Gettalo nel mare.
Strappa all'improvviso il tuo sguardo
da una visione vaga che tutto avvolge e poi scompare.
Lontano c'è una terra, lambita dalle acque, luogo di ventura per naviganti solitari.
L' acqua si infrange spumeggiante sulla riva,
scorre in mille rivoli tra i sassi sparsi sulla sabbia ormai bagnata.
Una mano tesa si piega per sollevare tra la luce il piccolo naufrago solitario.
Un cuore palpitante, nell'intimo lo accoglie,
messaggio decifrato che schiude la miope visione umana ad un futuro di speranza.
Una parola poetica non è mai mera informazione: diventa gesto, evocazione, incontro. Il poeta, manipolando suoni, immagini e ritmi, dimostra che il linguaggio non è un semplice strumento di rappresentazione, ma un luogo in cui l’essere umano si riscopre, si rivela, si reinventa. La poesia ci ricorda che le parole non servono soltanto a comunicare, ma anche a creare: mondi interiori, scenari emotivi, prospettive nuove.
La trascendenza poetica non implica un allontanamento dalla realtà, bensì un suo attraversamento. Il reale, nella poesia, si apre e si scompone, mostrando strati più profondi che la percezione abituale spesso ignora. Le immagini poetiche, pur essendo talvolta distanti dalla letteralità, riescono a esprimere verità più intime e più vive della descrizione diretta.
È in queste zone di confine che la poesia acquisisce la sua forza: là dove il concreto si fonde con l’astratto, dove l’esperienza personale si fa simbolo, dove l’individuale si innalza a valore universale.
Questo potere non è solo estetico, ma anche conoscitivo. La poesia non si limita a rappresentare il mondo: lo interroga e, così facendo, ci costringe a guardarlo con occhi nuovi.
Nel varcare i limiti del linguaggio ordinario, la parola poetica restituisce all’essere umano la possibilità di percepire l’esistenza con maggiore intensità, complessità e consapevolezza. Ci invita a rallentare, ad ascoltare il non detto, a riconoscere sfumature che la comunicazione pragmatica tende a cancellare.
Quando le parole trascendono la realtà, allora, non smettono di appartenerle: semplicemente la illuminano. La poesia è una forma di resistenza contro la banalizzazione del linguaggio e dell’esperienza; un modo per riaffermare che il mondo, anche quello più semplice e quotidiano, contiene sempre un eccesso di senso, qualcosa che va oltre ciò che possiamo spiegare. Ed è proprio in questo "oltre" che la poesia trova il suo spazio vitale: il luogo in cui la parola torna a essere, ancora una volta, un atto di libertà.
Da questa premessa si inserisce il tentativo di analisi di questa breve poesia di cui sono autore, in cui tra il linguaggio evocativo delle immagini, si alterna quello della lettura critica, mediante l'uso consapevole delle parole. Per questo, ho sintetizzato due chiavi Interpretative orientate nel solco dell'esperienza psicologica e di quella spirituale. Il fiore è Simbolo universale di: vita interiore, fragilità, dono, bellezza effimera.
Quando viene gettato nel mare, il fiore si trasforma da oggetto a messaggio.
Dal punto di vista psicologico, la poesia descrive un processo di trasformazione interiore che prevede un necessario distacco : - Strappa all’improvviso il tuo sguardo…”
Qui c’è una rottura con la percezione abituale, quasi un gesto di “risveglio”.
Proiezione: Il fiore è l’emozione non ancora vissuta, la possibilità mai colta.
Attesa
“di chi a lungo ha atteso di vivere nell’intimo”
È il ritratto di una psiche che ha vissuto in sospensione emotiva.
Rivelazione
“la scintilla di una grande ed inattesa emozione”
È la nascita dell’evento emotivo autentico.
La poesia sembra raccontare il passaggio da una vita osservata a una vita sentita.
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