Di Luigi Falco
Il presepe, dal latino praesaepe ("mangiatoia", "recinto per animali"), in seguito è diventato sinonimo per indicare qualcosa di più complesso : una storia umana permeata di valori profondamente spirituali che emergeranno nel racconto dei Vangeli sinottici o Canonici. La prima descrizione in senso storico - letterale viene redatta dall'evangelista Luca all'interno del Capitolo 2 dal versetto 1 al 20. Egli, infatti, nella sua narrazione, così descrive la nascita di colui che sarebbe stato presentato quale Messia inviato da Dio sulla terra che avrebbe introdotto nella società umana, una nuova visione culturale che caratterizzerà le generazioni future. " Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo." La diffusione del cristianesimo per la novità del suo messaggio, rese necessaria una pedagogia narrativa che avesse potuto raggiungere facilmente ogni fascia sociale e di età . In alternativa al linguaggio orale, si ricorse presto anche a quello delle immagini. Così nelle antiche Chiese, furono realizzate complesse rappresentazioni murali che furono denominate " Biblia pauperum" ovvero, la Bibbia dei poveri. Il parallelismo tra questi due linguaggi giunse con il tempo all'introduzione di quello plastico. Quest'ultimo introdusse il ricorso a materiali inerti per dar luogo alla realizzazione di sculture ispirate ai principali protagonisti del racconto. La creatività si spinse oltre svincolandosi dal ricorso di mani esperte in grado di trasformare la materia per raggiungere delle finalità altrettanto nobili.
Nacque così il teatro sacro popolare favorendo il coinvolgimento umano di figuranti, I quali attenendosi alla versione scritta redatta dall' autorevole scrittore, diedero luogo a rappresentazioni molto più coinvolgenti nei luoghi naturali dove si svolgeva la vita ordinaria delle civili popolazioni. Questa consuetudine iniziò a partire dal primo medioevo.
Tra gli artisti figurativi che operarono a Napoli tra il 1275 - 1333 troviamo : Montano D'Arezzo che ci ha lasciato un dipinto della natività presente nella Chiesa di S. Lorenzo Maggiore, la tavola raffigurante la Maestà di Maria conservata presso il Santuario di Montevergine
Napoli, Chiesa di S. Lorenzo Maggiore. Natività di Montano D'Arezzo.
Assisi, Basilica di S. Francesco. La Natività di Giotto
ed in seguito Giotto che insieme al Montano aveva operato ad Assisi per la realizzazione del ciclo pittorico ispirato alla vita di S. Francesco, raggiunse la città partenopea per ricevere importanti incarichi.
Roma, Basilica di S. Maria Maggiore. Gruppo scultoreo raffigurante la scena della Natività di Arnolfo di Cambio.
È sorprendente, ma la presenza di un presepe a Napoli è registrata per la prima volta nel lontano 1021, in un atto notarile che menziona la Chiesa di Santa Maria al Praesepe. Mentre quello conservato oggi nella Basilica di S. Maria Maggiore a Roma, fu realizzato da Arnolfo di Cambio solo nel 1291.
Napoli, Museo di S. Martino. La Vergine partoriente in una interpretazione del Sec. XIV dono della Regina Sancia di Aragona sposa di Roberto D'Angiò, alle Suore clarisse di Napoli.
Nel 1340, la regina Sancia D'Aragona, consorte di Roberto D'Angiò, donò alle clarisse un presepe per la loro nuova Chiesa. Anche in questo caso, si trattava di una rappresentazione basilare con grotta, sacra famiglia e animali, oggi, la statua della Madonna è conservata nel museo nazionale di San Martino.
La diffusione del presepe a Napoli avvenne verso la metà del secolo XVI nel quartiere S. Lorenzo nella strada che attraversa la chiesa di S. Gregorio Armeno ad opera del Santo Sacerdote vicentino Gaetano da Thiene. È singolare notare che in questa antica area urbana dove esistono ancora segni di preesistenza della civiltà greco - romana, sorgeva un tempio dedicato alla Dea Cerere alla quale I suoi devoti offrivano statuette votive per significare l'intimità spirituale che si realizzava mediante il ricorso alla sua protezione. Con l'avvento del cristianesimo decaddero poco per volta usi e tradizioni pagane che furono sostituiti dai nuovi simboli che a Napoli trovarono facile diffusione. In questo nuovo solco culturale, iniziarono a sorgere botteghe artigiane per soddisfare una nuova committenza che vedeva tra i richiedenti, ecclesiastici e nobili che iniziarono così ad allestire le prime rappresentazione presepiali destinate sia ai luoghi di culto che alle dimore private.
Napoli, Museo di S. Martino. Natività del 700
Il XVIII Sec. Segnò una svolta per la diffusione del presepe grazie ai regnanti di Napoli, tra cui Carlo III e la sua consorte Amalia di Sassonia. Essi iniziarono a commissionare a dei veri artisti statuine in terra cotta e legno che le dame di corte rivestivano con tessuti pregiati, corredandoli di accessori, preziosi ricami, inseriti in complesse ricostruzioni scenografiche che divennero per molti prototipi di ispirazione per appassionati di questo genere che andava sempre più diffondendosi in diversi strati della società. Con gli anni gli allestimenti venivano incrementati da nuovi personaggi e la cura di questo lavoro paziente e meticoloso rispecchiava Il clima in cui essi venivano realizzati. Tra gli artisti che contribuirono molto alla diffusione dell'arte presepiale ci fu il maestro Giuseppe Sammartino, autore della nota scultura del Cristo velato.
Il presepe napoletano può essere considerato anche un'operazione di carattere antropologica e di inculturazione tra due visioni di vita distanti nelle traiettoria geografica ed in quella religiosa. Questo si può notare soprattutto nella costruzione del presepe popolare. Mentre nei contesti di Corte e quelli aristocratici la scena della natività veniva presentata tra i ruderi di un antico tempio romano, per significare la decadenza del mondo pagano da quello cristiano, negli ambienti popolari rimaneva la Grotta, quale ambientazione prevalente, ma con molte varianti, tali da allontanare gli allestimenti scenografici dal racconto originario, compreso il suo territorio culturalmente diverso da quello Napoletano. Il presepe divenne così una sorta di teatrino, dove la società napoletana era rappresentata secondo gli stili di vita più diffusi nel suo tempo, ostentando la sfera privata insieme alle attività commerciali e di lavoro.
Inoltre non mancavano simboli ancora legati alla superstizione ed una profusione di specialità alimentari che sottolineavano il carattere sociale che il messaggio del Natale suggeriva per una pace condivisa anche intorno ad una tavola eccezionalmente I'm bandita con ogni prelibatezza di stagione.
L'avvento dell'elettricità ha introdotto nel tempo effetti suggestivi ed abberrazioni all'interno delle piccole o complesse costruzioni presepiali, tali da consentire una maggiore visibilità di parti poste più in ombra rispetto alle altre . Là dove c èra uno scenografo che riusciva ad applicare dei criteri di illuminotecnica in uso negli allestimenti teatrali, Il risultato era assicurato, perché la suggestione dell'impatto garantiva atmosfera di sogno e realismo, spettacolo gradito sia al pubblico dei piccoli che a quello degli adulti. Il problema è sorto quando l'importanza della scena della natività è passata in second'ordine, per lasciare il posto alla prevalenza del contesto urbano e popolare, accentuati dall'uso indiscriminato di luci multicolore da rendere nevrotica la vita dei protagonisti assiepati in ogni angolo e difficile la visione esterna dei visitatori alla ricerca del senso di una logica narrativa rispondente al tema natalizio.
In tutto questo è difficile comprendere ancora oggi il confine esistente tra l'essenziale e l'accessorio, capire il significato del Natale rispondente al suo significato originario, da quello diffuso dalla civiltà dei consumi, dal linguaggio convenzionale che delega ai simboli quello più rispondente ai moti dell'anima, differenziandosi dalle formalità di rito ed esigendo uno stile di vita più autentico, non sempre perseguito, né testimoniato da una società divisa ancora nella scelta e pratica dell' autentico valore.
Aggiungi commento
Commenti